Nicolò Fraticelli era un giovane tiktoker, morto suicida all’età di 21 anni: aveva chiesto aiuto, ma è stato tutto inutile.
Morire a ventun anni con i riflettori puntati addosso, eppure senza che nessuno abbia saputo guardare nella direzione che indicavano. Riflettevano il dolore di un ragazzo colpito da una malattia che, per molti, per troppi, è uno stato d’animo, «un periodo che poi passa», un momento difficile che «se ti distrai, passa più in fretta». Per qualcuno, addirittura, è un capriccio, un problema «di chi non ha problemi veri», un privilegio.
La salute mentale rappresenta ancora un tabù e tutte le malattie che riguardano la sfera psichica non vengono riconosciute come tali. Poi, se il tema della salute mentale viene associato ai giovani, il discorso diventa ancora più fumoso e superficiale, si piange il morto per un giorno, forse due, poi si aspetta il prossimo caso isolato. Ma, nel frattempo, si continua a morire di malattie mentali. Nel frattempo, i giovani continuano a morire di malattie mentali. E non perché siano deboli, insicuri, pigri, spaventati, fragili o
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