Alcuni di loro non avevano mai messo piede in Italia (se non per richiedere il reddito), altri avevano auto di grossa cilindrata. A Open parla il comandante dei carabinieri che li ha incastrati

Le indagini sono partite dopo una serie di «operazioni sospette fatte presso gli sportelli postali» di Ozzano Emilia (Bologna). Come mai così tanti cittadini stranieri, totalmente sconosciuti nel territorio – si sono chiesti i militari – riscuotevano il reddito di cittadinanza? Cosa c’era dietro? E così i carabinieri della stazione di Ozzano Emilia, nell’ambito di un coordinamento investigativo del comando provinciale di Bologna, hanno scoperto e denunciato 116 persone (115 cittadini rumeni e una brasiliana) che avrebbero percepito indebitamente il reddito di cittadinanza. «Facevano dei viaggi “d’affari” illeciti. Partivano dalla Romania per andare in Italia, soprattutto a Milano, e qui rimanevano fino a quando l’Inps non approvava la loro domanda. Dopo aver ritirato la carta presso gli uffici postali e soprattutto dopo aver riscosso il sostegno economico, ritornavano in Romania», spiega a Open il comandante della campagna dei Carabinieri di San Lazzaro di Savena (Bologna), il maggiore Giulio Presutti. «La maggior parte delle richieste sono state fatte al Nord, il 95 per cento presso i Caf di Milano tramite autocertificazioni poi rivelatesi false», aggiunge il comandante. Una circostanza da non sottovalutare che «lascia aperti spunti investigativi» e che porta gli inquirenti a «non escludere che dietro possa esserci una rete». Alcuni dei denunciati hanno incassato anche 4 mila euro. Sapevano benissimo, ad esempio, che avrebbero dovuto attendere l’ok dell’Inps per ottenere il beneficio e che fisicamente avrebbero dovuto ritirare la carta presso le Poste e che, dunque, il primo prelievo andava fatto in Italia. Il resto anche in Romania. Quando i militari se ne sono accorti, li hanno incastrati

Avevano auto di grossa cilindrata e non abitavano in Italia

I 115 cittadini rumeni (più una donna brasiliana) hanno un’età compresa tra i 18 e i 66 anni: sono stati tutti denunciati per false dichiarazioni per indebita percezione del reddito di cittadinanza. Di fatto, si fingevano poveri ma in realtà non lo erano affatto. Ad esempio, si erano “dimenticati” di dichiarare la disponibilità di auto di cilindrata superiore ai 1.600 cc (alcuni di loro possedevano veicoli di grossa cilindrata), altri ancora avrebbero presentato più domande per nucleo familiare (e questo non è consentito dalla legge), altri ancora avrebbero dichiarato di essere residenti in Italia da oltre dieci anni. Circostanza falsa: alcuni dei cittadini rumeni denunciati in Italia non ci avevano mai messo piede. Erano venuti soltanto per attivare il reddito di cittadinanza. Tutte le persone denunciate, adesso, sono state segnalate alle autorità competenti che avvieranno le procedure necessarie per il recupero dei 300mila euro percepiti illegalmente.

Tutti presentavano domanda presso i Caf di Milano

In realtà, il comandante Presutti non è la prima volta che si trova davanti a una situazione simile: già nel mese di giugno, nel comune di Pianoro, i carabinieri della locale stazione avevano denunciato 27 cittadini stranieri, anche in questo caso tutti rumeni, accusati di indebita percezione del reddito di cittadinanza. Anche loro avevano fatto richiesta del reddito di cittadinanza – pur non avendo i requisiti – tramite Caf di Milano, circostanza che avvalora ancora di più l’ipotesi che dietro potrebbe esserci una vera e propria rete di truffatori. Tutto ai danni dello Stato e di una misura che dovrebbe servire a contrastare la povertà e non a regalare soldi a chi non ha alcun diritto né (soprattutto) bisogno. Infine, una domanda sorge spontanea: come mai l’Inps eroga contributi a chi non ne ha diritto? Nessuno controlla quanto dichiarato dai cittadini? La risposta la fornisce sempre il comandante Presutti: «Nella pratica, chi chiede il reddito di cittadinanza va in un Caf e presenta un’autocertificazione. Dopo è l’Inps che, tramite gli enti preposti, deve verificarne l’attendibilità. Ad esempio, è l’Inps che chiede all’Anagrafe se il richiedente risulta essere residente in Italia». Ed è lì che, a volte, i comuni più grandi non rispondono subito, ricevendo moltissime richieste ogni giorno. E intanto l’Inps, per rispettare i tempi previsti dalla legge, è obbligata a concedere il beneficio. Il risultato è che, nel frattempo, chi dichiara il falso quei soldi li percepisce eccome.

 

Fonte: open.online

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *