Le luci di migliaia di candele accese tra i filari dei vigneti stanno illuminando queste notti in Trentino Alto Adige. Una danza di fiammelle che regala uno spettacolo unico ma che non ha nulla a che fare con tradizioni o riti popolari. Si tratta infatti di un metodo utilizzato dagli agricoltori per contrastare gli effetti devastanti delle gelate notturne che proprio in questi giorni stanno interessando la provincia di Bolzano in connessione con le correnti di aria fredda. Dal 1987 non si registrava infatti un maggio così freddo: a Solda la scorsa notte sono stati registrati -9 gradi, -7 a Selva di val Gardena, -6 a Dobbiaco. Vipiteno e Brunico, invece, le città più fredde con -3 gradi.Tra i filari vengono posizionati dei contenitori di cera che, una volta accesi, innalzano la temperatura di qualche grado nella speranza che l’aria circostante, così riscaldata, eviti il congelamento dei germogli e dei fiori e quindi danni alle colture. È un metodo utilizzato dagli agricoltori che non dispongono di impianti di irrigazione a pioggia, non solo in Alto Adige, dove la viticoltura risale ai tempi dei Reti, popolazione stanziata nelle Alpi centro-orientali poi sottomessa dai Romani. Ma anche in altre zone d’Italia. Ad esempio in Emilia Romagna, dove contro il gelo i contadini illuminano i campi con i fuochi della tradizione dei “Lòm a Merz”, letteralmente “lumi a marzo”.

In Alto Adige, in passato si puntava sulla quantità, mentre ora il credo dei viticoltori è la qualità, risultato di un faticoso e certosino lavoro manuale sui ripidi vigneti terrazzati. Per proteggere il frutto di tanta fatica, non è quindi strano vedere i contadini ricorrere a vecchi ma efficaci rimedi. “Questa notte la temperatura qui è scesa a meno due gradi, così abbiamo messo 300 candele su un ettaro di terreno, che fanno alzare di tre gradi la temperatura“, spiega Andreas Huber, mastro cantiniere della tenuta Pacherhof di Novacella.

Anche se alcuni cittadini, allarmati per il fumo diffuso nell’aria, si sono rivolti all’Agenzia provinciale per l’ambiente e la tutela del clima. Le candele, infatti, bruciando paraffina producono, naturalmente del fumo, ma – come riferiscono i tecnici dell’Agenzia – si tratta di un fenomeno che non incide in modo rilevante sui valori limite annuali dell’inquinamento atmosferico. L’impiego di candele accese contro le gelate notturne è infatti una pratica eccezionale, limitata a pochi eventi meteo. La richiesta è venuta esplicitamente dalle organizzazioni dei contadini per scongiurare la perdita del raccolto ed è prevista dalla legge provinciale sulla qualità dell’aria. In alcune zone dell’Alto Adige è stata inoltre attivata la cosiddetta irrigazione antibrina, che crea uno strato di giaccio sugli alberi per impedire i danni alla fioritura.