HORMOZ – Cresce la tensione nello stretto di Hormuz, uno dei passaggi strategici più importanti per il commercio mondiale di petrolio. Il settore marittimo internazionale ha classificato l’area come “zona di operazioni belliche”, mentre circa mille navi risultano bloccate a causa dell’escalation militare in Medio Oriente.
Secondo la Lloyd’s Market Association di Londra, il valore delle imbarcazioni ferme supera i 25 miliardi di dollari e circa la metà trasporta petrolio e gas, con possibili ripercussioni sui mercati energetici globali.
La decisione di designare lo stretto di Hormuz, il Golfo Persico e il Golfo di Oman come aree di operazioni belliche è arrivata dopo un incontro tra sindacati e compagnie marittime internazionali, alla luce dell’aumento dei rischi per la navigazione commerciale.
Questa classificazione consente ai marittimi il massimo livello di tutela: possono rifiutare l’imbarco, chiedere il rimpatrio a spese dell’armatore e ottenere bonus e indennità aggiuntive per il lavoro in area di guerra.
Secondo l’Organizzazione marittima internazionale (Imo), nel Golfo si trovano attualmente circa 20.000 marittimi e 15.000 passeggeri di navi da crociera bloccati dalla crisi.
La tensione è alimentata anche dagli sviluppi militari. La televisione di Stato iraniana ha riferito che una petroliera statunitense sarebbe stata colpita da un missile delle Guardie della Rivoluzione nel Golfo Persico settentrionale. Teheran sostiene inoltre di avere il “controllo totale” dello stretto di Hormuz.
Preoccupazione arriva anche dall’Unione europea. L’Alta rappresentante per la politica estera Kaja Kallas ha definito la situazione “estremamente preoccupante per la sicurezza marittima”, sottolineando che la rotta è fondamentale per i collegamenti commerciali tra Europa e Golfo.
Le missioni navali europee Atalanta e Aspides stanno coordinando gli sforzi per proteggere la navigazione nella regione, anche se al momento non sono presenti asset europei direttamente nello stretto.
Il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani ha ricordato che il Golfo rappresenta “un’area cruciale per l’export italiano”.
Intanto, secondo analisti del settore, il traffico delle petroliere nello stretto è crollato fino al 90% rispetto ai livelli precedenti alla crisi.


