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Liberiamoci dal fossile. Legambiente a Piombino per partecipare alla manifestazione nazionale

«No all’Italia come hub del gas, sì a quello delle rinnovabili. Per accelerare la transizione energetica in Italia, non servono nuove infrastrutture a gas, ma occorre investire su più rinnovabili, efficienza, reti elettriche e accumuli, autoproduzione, impianti da fonti pulite necessari per traguardare l’orizzonte della decarbonizzazione al 2035. Ce lo impone da un lato la crisi climatica che sta accelerando il passo con impatti sempre più negativi sul Pianeta, ce lo chiede dall’altro lato l’Europa con il RePowerEu».   E’ il messaggio che Legambiente rilancia oggi al Governo Meloni alla vigilia della manifestazione nazionale in programma domani a Piombino, dove l’associazione sarà presente, indicando all’Esecutivo «La vera strategia energetica che serve al Paese e quattro azioni da mettere in campo per accelerare lo sviluppo delle fonti pulite, oggi ostacolate da burocrazia e da blocchi di amministrazioni locali e regionali, Sovrintendenze e comitati Nimby dei cittadini e Nimto degli eletti». In particolare, per l’associazione ambientalista «Occorre potenziare gli uffici delle Regioni che rilasciano le autorizzazioni affinché gestiscano meglio i progetti che si stanno accumulando, che vengano aggiornate le linee guide sull’installazione delle rinnovabili rimaste ferme al DM del 2010 (allora non esisteva la tecnologia per l’eolico offshore e nemmeno l’agrivoltaico) pensando sia agli obiettivi di decarbonizzazione al 2035 sia al modo migliore di integrarle nei territori; ma anche aggiornando e approvando il Piano nazionale integrato per l’energia e il clima e quello di adattamento ai cambiamenti climatici, quest’ultimo in fase di consultazione pubblica». Il Cigno Verde ricorda che «L’Italia è in forte ritardo nella diffusione delle rinnovabili, preferendo di gran lunga le fonti fossili come dimostrano i 41,8 miliardi di euro stanziati nel 2021 per questo settore. Ben 7,2 miliardi in più rispetto all’anno precedente». Per questo Legambiente, insieme al suo coordinamento nazionale giovani, sarà domani a Piombino per far sentire la sua voce. Gli ambientalisti sottolineano che «A differenza del gas e delle altre fonti fossili, le energie rinnovabili, sole e vento, sono gratis. Per questo non sono più ammessi ritardi. Se in questi anni lo sviluppo delle FER (solare + eolico) fosse andato avanti con lo stesso incremento annuale medio registrato nel triennio 2010‐2013 (pari a 5.900 MW l’anno), oggi l’Italia avrebbe potuto ridurre i consumi di gas metano di 20 miliardi di metri cubi l’anno, riducendo le importazioni di gas dalla Russia del 70%». Il Presidente nazionale di Legambiente, Stefano Ciafani, denuncia che «Il paradosso dell’Italia è che continua a lavorare ed investire sulle fonti fossili molto più di quanto faccia sulle rinnovabili. L’Esecutivo Meloni, sulla scia dell’ex governo Draghi, con le politiche di diversificazione degli approvvigionamenti di gas fossile e il conseguente sviluppo di nuove infrastrutture nel Paese rischia di peggiorare la situazione. Per questo domani saremo in piazza a Piombino alla manifestazione di “Liberiamoci dal Fossile”. Il Governo Meloni abbia il coraggio di invertire la rotta: è urgente snellire e semplificare gli iter autorizzativi, a partire, dai nuovi progetti di eolico a terra e a mare, accelerare sulla realizzazione dei grandi impianti a fonti pulite, sull’agrivoltaico che produce elettricità come integrazione e non sostituzione della coltivazione agricola, su reti elettriche e accumuli, sulla diffusione delle comunità energetiche che usano localmente energia prodotta da fonte rinnovabile; senza dimenticare una seria politica di riqualificazione del patrimonio edilizio capace di rispondere con i fatti alle nuove Direttive europee. Questa è la rotta giusta per accelerare la transizione energetica ed ecologica del Paese». Fausto Ferruzza, presidente di Legambiente Toscana, aggiunge: «Le nostre vertenze si nutrono sempre di una visione alternativa, di proposte concrete e praticabili. Aderire alla manifestazione nazionale liberiamoci dal fossile significa per noi confermare l'opzione verso un modello energetico decentrato, partecipato, pulito, basato sulle fonti rinnovabili e sul risparmio, da tutti i punti di vista. Circoli, attivisti e simpatizzanti di Legambiente Toscana sabato 11 marzo saranno tutti a Piombino!» Per Legambiente il Paese sta andando a due velocità: «Da una parte c’è la corsa nella direzione sbagliata, verso le fonti fossili e in particolare verso nuovi rigassificatori, dall’altra quella a rilento delle rinnovabili e degli impianti da fonti pulite. Ad esempio, nel caso di Ravenna si stima la messa in funzione del nuovo rigassificatore nel 2024, basteranno dunque quattro mesi per autorizzare il rigassificatore che dovrebbe funzionare per ben 25 anni, tempistiche che non sono minimamente giustificabili attraverso il pretesto dell’emergenza. Dall’altra parte sono 4 anni che l’impianto eolico davanti alla costa romagnola è in attesa dell’autorizzazione. Un intervento su cui anche la Regione Emilia-Romagna s’era scatenata contro, prima che l’azienda rimodulasse il layout dell’impianto». L'articolo Liberiamoci dal fossile. Legambiente a Piombino per partecipare alla manifestazione nazionale sembra essere il primo su Greenreport: economia ecologica e sviluppo sostenibile.

L’Unione europea finanzia Life Climax Po per l’adattamento climatico del Po

La Commissione europea ha annunciato un investimento di oltre 116 milioni di euro nei nuovi progetti strategici del programma LIFE. Il finanziamento sosterrà otto grandi progetti in Italia, Belgio, Estonia, Spagna, Polonia, Slovacchia e Finlandia che, secondo le previsioni, «Mobiliteranno un ingente supplemento di finanziamenti attinti a altre fonti dell'Ue, fra cui i fondi agricoli, strutturali, regionali e per la ricerca, cui si aggiungeranno fondi nazionali ed investimenti del settore privato. I progetti aiuteranno l'Europa a diventare il primo continente a impatto climatico zero entro il 2050 e ad attuare efficacemente l’European Green Deal. Sostengono inoltre la strategia dell'Ue sulla biodiversità per il 2030, il piano d'azione per l'economia circolare, il piano d'azione per l'inquinamento zero e la normativa sul ripristino della natura, oltre a contribuire alla transizione verso l'energia pulita». Il progetto italiano  LIFE Climax Po (CLIMate Adaptation for the PO river basin district), coordinato dall’Autorità distrettuale di bacino del fiume Po, riguarda l’adattamento ai cambiamenti climatici e i partecipanti «Sperimenteranno nel bacino del Po una gestione delle risorse idriche intelligente sotto il profilo climatico migliorando nel contempo la governance della gestione delle risorse idriche. Questi tre progetti sostengono l'attuazione della strategia di adattamento dell'Ue». Lo staff del LIFE Climax Po ricorda che «Il cambiamento climatico sta causando grandi sfide ambientali, che richiedono azioni convincenti e urgenti. L'Europa meridionale e il Mediterraneo sono riconosciuti come particolarmente vulnerabili al riscaldamento globale, con diversi settori interconnessi minacciati. Per la sua conformazione peninsulare e la sua complessa orografia, legata a uno sviluppo economico ricco ma diseguale e a un'urbanizzazione incontrollata, l'Italia è uno dei Paesi più vulnerabili d'Europa. L'adattamento ai cambiamenti climatici e la costruzione della resilienza dello Stato e della società alla variabilità climatica è una preoccupazione condivisa, progressivamente sempre più coordinata e orientata agli obiettivi delle politiche europee e nazionali». La strategia dell'UE sull'adattamento ai cambiamenti climatici ha promosso lo sviluppo di National Adaptation Strategies (NAS) and National Adaptation Plans (NAP)  e ha promosso la condivisione delle conoscenze e l'integrazione dell'adattamento climatico in altre aree  politiche. Il NAS italiano, adottato nel 2014, ha analizzato gli impatti dei cambiamenti climatici più rilevanti su 12 settori socio-economici e naturali e ha suggerito una serie di misure di adattamento per far fronte a questi impatti. il PNA italiano Il PNA Italiano è stato elaborato durante il 2016 e il 2017, con ultima versione datata giugno 2018, ma non è stato ancora formalmente adottato dal Governo, quindi, l'unico documento nazionale è il NAS, che fornisce solo ampie proposte di aree di intervento, senza azioni, indicatori e ruoli specifici per attuarlo. LIFE CLIMAX PO cerca proprio di «Favorire l'implementazione del NAS italiano nel Distretto del Bacino del Fiume Po, promuovendo l'adattamento ai cambiamenti climatici attraverso una gestione intelligente delle risorse idriche dal punto di vista climatico e implementando misure adattate alle caratteristiche locali e alle peculiarità climatiche a scala distrettuale». Gli obiettivi specifici del progetto sono: Governance dell'adattamento climatico a livello distrettuale del bacino del fiume Po: migliorare il rischio climatico e la governance dell'adattamento nella gestione delle risorse idriche e garantire finanziamenti pubblici, coordinamento tecnico e coerenza. Conoscenza climatica condivisa: migliorare la comprensione dei rischi climatici e creare una piattaforma per conoscenze e servizi climatici armonizzati. Sviluppo di capacità e consapevolezza: accelerare l'adattamento ai cambiamenti climatici attraverso l'istruzione, la formazione e la sensibilizzazione di responsabili politici, esperti tecnici, pubbliche amministrazioni e organizzazioni della società civile. Miglioramento della sicurezza idrica e della resilienza climatica: miglioramento della ritenzione idrica e della gestione della capacità di stoccaggio, promozione di soluzioni basate sulla natura e connettività di infrastrutture verdi e blu, promozione del risparmio idrico e della conservazione del suolo nelle pratiche agricole. Istituzionalizzazione dell'adattamento climatico a livello di Distretto idrografico: rendere l'adattamento climatico una parte permanente del modello di governance del Distretto idrografico, sviluppando linee guida, strumenti comuni e metodologie per la conoscenza condivisa. Il progetto faciliterà anche l’utilizzo  coordinato di 447.876.192 euro di finanziamenti complementari provenienti da FEASR, FESR, INTERREG, CEF, NRRP e altri fondi nazionali e regionali. I risultati attesi sono: Mappatura e revisione degli strumenti urbanistici e legislativi coerenti con i NAS. Stakeholder Board regionali e distrettuali che coinvolgono enti locali, tecnici, associazioni ambientaliste e socio-economiche. Multilevel Governance Deal che riunisce tutti i decisori nazionali, regionali e locali. Osservatorio dedicato all'adattamento che contribuisce al monitoraggio e alla valutazione dell'attuazione dell'adattamento nel bacino idrografico. Piattaforma di informazioni e conoscenze sul clima che promuove l'adattamento in tutti i settori ad alta intensità idrica. Un indice di rischio climatico a livello di sottobacino. Programma di rafforzamento delle capacità sugli aspetti tecnici e finanziari relativi all'adattamento. Progetti  dimostrativi di adattamento, progettati per affrontare i rischi e gli impatti climatici significativi e urgenti previsti dal NAS, tra cui una migliore gestione integrata delle acque, miglioramento della qualità dell'acqua, migliore ritenzione idrica e piani di gestione dei sedimenti, migliore gestione della vegetazione ripariale attraverso soluzioni basate sulla natura e conservazione della biodiversità, riduzione dei rischi idraulici e della vulnerabilità idrogeologica, miglioramento del sistema di monitoraggio e allerta per gli eventi idrici estremi costieri, miglioramento delle competenze degli agricoltori e migliore utilizzo dell'acqua in agricoltura. Una task force specializzata dedicata al coordinamento dei finanziamenti complementari e alla mobilitazione di finanziamenti aggiuntivi, creando un flusso coerente di risorse per attuare misure di adattamento. Raccomandazioni politiche a livello Ue, nazionale e regionale.   L'articolo L’Unione europea finanzia Life Climax Po per l’adattamento climatico del Po sembra essere il primo su Greenreport: economia ecologica e sviluppo sostenibile.

Birol (Iea): l’Unione europea si prepari a un nuovo aumento dei prezzi del gas

Durante una serie di incontri ad alto livello a Bruxelles, il direttore esecutivo dell'International energy agency (Iea), Fatih Birol ha incontrato i leader delle principali istituzioni dell'Unione europea per discutere della crisi energetica globale e delle opportunità e sfide che l'Europa deve affrontare mentre cerca di rafforzare la sua sicurezza energetica e di far progredire la sua transizione energetica green. In un incontro con il presidente del Consiglio europeo Charles Michel, Birol ha delineato le misure per preparare l'Europa al prossimo inverno e mitigare i rischi di un'eventuale recrudescenza della crisi energetica entro la fine dell'anno. Dopo aver evidenziato «I progressi compiuti dall'Ue nel ridurre la sua dipendenza dal gas naturale russo negli ultimi 12 mesi, dimostrando quanto siano essenziali risposte politiche efficaci e tempestive nei momenti di crisi», il capo dell’Iea ha avvertito che «In futuro, i prezzi di energia dell'Ue avranno un notevole innalzamento e non sarà più disponibile gas naturale a basso costo. I prezzi di gas naturale non saranno più gli stessi di prima delle sanzioni occidentali contro la Russia. E i consumatori dovrebbero essere preparati a questo». Michel e Birol hanno poi avuto un’ampia discussione sul rafforzamento della competitività industriale dell'Europa mentre altri paesi e regioni stanno intensificando gli sforzi per attrarre maggiori investimenti nella produzione di tecnologie per l'energia pulita». Birol ha anche incontrato il vicepresidente esecutivo della Commissione europea Frans Timmermans e i due hanno discussi

I Campi Flegrei sono uno degli 8 maggiori emettitori naturali di anidride carbonica del mondo

Secondo lo studio ”Discriminating carbon dioxide sources during volcanic unrest: The case of Campi Flegrei caldera (Italy)”, pubblicato su Geology da Gianmarco Buono, Stefano Caliro, Antonio Paonita, Lucia Pappalardo e Giovanni Chiodini dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INVG), «I campi vulcanici flegrei appena ad ovest di Napoli, in Italia, sono tra i primi 8 emettitori di anidride carbonica vulcanica nel mondo. Dal 2005, il cratere della Solfatara, una delle tante depressioni circolari nel territorio lasciate da una lunga storia di eruzioni, ha emesso i maggiori volumi di gas». Attualmente  emette 4.000 - 5.000 tonnellate di anidride carbonica al giorno, equivalenti alle emissioni prodotte dalla combustione di circa 1,9 milioni di litri di benzina. Nei Campi Flegrei c’è attività vulcanica sin dalla prima eruzione circa 40.00 anni fa, con l'eruzione più recente nel 1538. Dagli anni ’50 in poi, ci sono state diverse fasi di attività. L'attuale ricerca fa parte del progetto strategico dell'INGV LOVE-CF: Linking surface Observables to sub-Volcanic plumbing-system: a multidisciplinary approach for Eruption forecasting at Campi Flegrei caldera (Italy). Gli autori del nuovo studio stimano che «Fino al 20-40% delle attuali emissioni di anidride carbonica provengano dalla dissoluzione della calcite nelle rocce, mentre il 60-80% provenga dal magma sotterraneo». Buono evidenzia che «Stimare la fonte dell'anidride carbonica è importante per ricostruire correttamente ciò che sta accadendo nel sistema magmatico e nel sistema idrotermale. Il nostro obiettivo è fornire uno strumento per discriminare meglio il contributo di anidride carbonica magmatica e non magmatica che possa essere applicato anche ad altri sistemi». Alla Geological Society of America, che ha pubblicato lo studio italiano sul suo giornale Geology, spiegano che «Quando il magma si sposta verso la superficie terrestre, la diminuzione della pressione sul magma provoca il degassamento, il rilascio di gas precedentemente intrappolati all'interno del magma, inclusi vapore acqueo, anidride carbonica e anidride solforosa. Gli scienziati monitorano i vulcani per disordini e possibili eruzioni utilizzando una varietà di osservazioni, rilevando terremoti e tremori legati al movimento del magma, effettuando misurazioni dettagliate della deformazione del suolo e valutando i tipi e i volumi di gas rilasciati in superficie dalle fumarole, aperture nella terra che emettere vapore e altri gas. Le eruzioni sono spesso precedute da maggiori flussi di gas, ma ciò non significa che ogni aumento delle emissioni di gas sarà seguito da un'eruzione. E’ anche possibile che l'anidride carbonica provenga da fonti diverse dal magma. Anche l'interazione tra i fluidi sotterranei caldi e le rocce ospiti può rilasciare anidride carbonica». L'INGV ha monitorato le emissioni di gas dal cratere della Solfatara dal 1983, fornendo una lunga registrazione delle variazioni di volume e composizione dei gas ivi emessi. In precedenza, confrontando i rapporti di azoto, elio e anidride carbonica nelle emissioni, i ricercatori avevano stabilito che i gas provenivano da fonti profonde di magma. Buono spiega che «Ci siamo concentrati principalmente sulla variazione geochimica, in particolare per l'anidride carbonica, l'elio e l'azoto, perché sono specie non reattive. Contengono informazioni su ciò che sta accadendo nel magma». Ma quando nel 2005 il Campi Flegrei hanno iniziato a mostrare un aumento dei fenomeni, i dati hanno cominciato a deviare dalle impronte chimiche dei magmi, un trend che ha continuato ad aumentare nel tempo insieme all'aumento delle temperature nel sistema idrotermale poco profondo. I fenomeni sono continuati e nel 2012 il livello di allerta è stato innalzato da verde a giallo, indicando che «C'è un'attività intensificata ma non una minaccia imminente di eruzione». Oltre a piccoli terremoti e maggiori emissioni di gas, i Campi Flegrei hanno subito anche deformazioni della superficie del suolo. I ricercatori dicono che «La circolazione di fluidi caldi nel sottosuolo potrebbe spiegare l'aumento delle temperature, la deformazione del suolo e l'aumento delle emissioni di gas: anche l'interazione di fluidi acidi caldi con la calcite nelle rocce rilascia anidride carbonica. I carotaggi delle rocce di studi precedenti rivelano che la calcite nelle rocce ha una composizione simile alle emissioni di gas». Gli scienziati stimano che «Il 20% -40% dell'anidride carbonica nel sito del cratere della Solfatara provenisse dalla rimozione della calcite nella roccia ospite». L'articolo I Campi Flegrei sono uno degli 8 maggiori emettitori naturali di anidride carbonica del mondo sembra essere il primo su Greenreport: economia ecologica e sviluppo sostenibile.

Per i bambini dell’Europa e dell’Asia centrale si aggravano le disuguaglianze

Secondo il nuovo rapporto "Situation Analysis of Children Rights in Europe and Central Asia: Unequal progress, Children left behind" pubblicato dall'Unicef, «Una pandemia globale, le calamità naturali e i conflitti in corso negli ultimi due anni hanno avuto un impatto sul benessere di un numero crescente di famiglie e bambini in Europa e Asia centrale, rendendoli più vulnerabili alle disparità». Il rapporto, il primo nel suo genere a riunire i dati e le analisi esistenti per tutti i Paesi della regione, evidenziando al contempo le lacune cruciali di dati che devono essere colmate, evidenzia l'aggravarsi delle disuguaglianze e sollecita i Paesi a «Mettere in atto sistemi efficaci per sostenere i bambini a rischio di povertà ed esclusione sociale». Afshan Khan, direttore regionale dell'Unicef per l'Europa e l'Asia centrale, sottolinea che «La guerra in Ucraina, la pandemia da Covid-19, i cambiamenti climatici e l'attuale crisi economica ed energetica hanno spinto molte famiglie nell'incertezza, incidendo sul loro benessere e su quello dei loro figli. Tuttavia, la mancanza di dati su come questi eventi abbiano influito sui diritti dei bambini rende difficile valutare come soddisfare le esigenze dei bambini e delle famiglie più vulnerabili, in modo che nessun bambino della regione venga lasciato indietro». Lo studio traccia un quadro preoccupante delle disparità nell'accesso alla salute e all'istruzione per i bambini più poveri e vulnerabili de tra questi i bambini rom e gli 11 milioni di bambini con disabilità sono tra i più svantaggiati quando si tratta di accedere a un'istruzione di qualità: «Mentre i bambini rom in Europa hanno maggiori probabilità di abbandonare la scuola, sia a livello primario che secondario, senza aver acquisito le competenze fondamentali, i bambini con disabilità rimangono esclusi dalla scuola e dall'apprendimento di alta qualità». Le disparità nell'assistenza sanitaria ai bambini sono enormi: «Sebbene l'Europa e l'Asia centrale includano i Paesi con il minor numero di decessi fra i bambini con meno di un anno e con meno di cinque anni a livello globale – dice l’Unicef - alcuni Paesi registrano tassi di mortalità al di sotto dei cinque anni superiori alla media mondiale. Più della metà di questi decessi sono dovuti a malattie prevenibili e curabili». La pandemia da Covid-19 ha colpito duramente i servizi di vaccinazione di routine, con il 95% dei Paesi che ha registrato un arretramento nella copertura vaccinale e ogni anno quasi 1 milione di bambini nella regione non riceve le vaccinazioni previste. La regione dell'Europa e dell'Asia centrale ha uno dei tassi più alti al mondo di bambini separati dalle famiglie e di bambini in strutture di assistenza residenziale. I dati disponibili mostrano che «I bambini rom e i bambini con disabilità sono rappresentati in modo sproporzionato nelle strutture di assistenza residenziale». I problemi principali sono il benessere emotivo e l’inquinamento ambientale. La pandemia di Covid-19 ha avuto anche ripercussioni anche sul benessere emotivo e mentale dei bambini: «Il suicidio è oggi la seconda causa di morte nei Paesi ad alto reddito dell'Europa e dell'Asia centrale», si legge nel rapporto. Nella regione l'inquinamento atmosferico è il rischio ambientale più significativo: si stima che in Europa e Asia centrale 4 bambini su 5 respirino aria inquinata. Inoltre, molte comunità  non hanno le conoscenze e le competenze necessarie per proteggersi dagli impatti del cambiamento climatico. Oltre al numero senza precedenti di rifugiati in fuga dalla guerra in Ucraina, i rifugiati e migranti provenienti da altre parti del mondo che arrivano in Europa e in Asia centrale continuano ad aumentare, «Mettendo a dura prova le capacità dei governi ospitanti di sostenere un accesso equo a servizi di base di qualità – evidenzia l’Unicef - Le carenze riguardano le strutture di alloggio e i servizi igienici, i servizi sanitari e di protezione, le opportunità di apprendimento, le misure per prevenire e affrontare la violenza di genere e l'assistenza e il sostegno ai bambini non accompagnati e separati». Sin dalla pubblicazione  nel 2022 del rapporto "L'impatto della guerra in Ucraina e della successiva recessione economica sulla povertà dei bambini nell'Europa orientale e nell'Asia centrale", l'Unicef  ha chiesto «Un sostegno continuo ed esteso per rafforzare i sistemi di protezione sociale in tutta l'Europa e l'Asia centrale e di dare priorità ai finanziamenti per i programmi di protezione sociale, compresi i programmi di assistenza in denaro per i bambini e le famiglie vulnerabili». Ora, dopo aver aggiornato il quadro  della situazione dei bambini in Europa e Asia centrale, l'Unicef «Esorta i sistemi nazionali della regione - compresi i sistemi per l'istruzione, la salute, la protezione dell'infanzia e l'assistenza sociale - a soddisfare i bisogni di tutti i bambini, soprattutto quelli più vulnerabili, e a dare priorità ai bambini nella raccolta e nell'analisi dei dati». 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Emergenza a Vanuatu, devastata in pochi giorni da due cicloni e un terremoto

Dopo che due cicloni consecutivi di categoria 4 e un terremoto di magnitudo 6,5 hanno colpito  Vanuatu la scorsa settimana, l’8 marzo le Nazioni Unite hanno dispiegato 8 esperti nella capitale, Port Vila, per sostenere la risposta del governo a questa emergenza. Un dispiegamento che fa seguito a una lettera ufficiale del Primo Ministro di Vanuatu,  Alatoi Ishmael Kalsakau, che ha accettato il sostegno e l'assistenza del Pacific Humanitarian Team (PHT), l'organismo di coordinamento umanitario regionale della comunità internazionale, composto da agenzie umanitarie dell’Onu, ONG internazionali e  Red Cross Movement. Alpha Bah, coordinatore residente ad interim dell’Onu per Vanuatu, Fiji, Isole Salomone, Tonga e Tuvalu, ha detto che «I team delle Nazioni Unite sul campo qui e alle Fiji continueranno a seguire le indicazioni del Vanuatu National Disaster Management Office (Vanuatu NDMO) e del governo di Vanuatu per garantire che il nostro supporto sia allineato alle loro priorità di ripristinoo. Vanuatu ha mostrato una leadership eccezionale in queste difficili circostanze e le Nazioni Unite sono al tuo fianco». Secondo il Vanuatu NDMO, oltre 250.000 persone,  quasi l'80% della popolazione del Paese insulare – uno dei più poveri del mondo -  sono state colpite dai disastri. Attualmente sono ancora in corso le valutazioni dei danni e dei bisogni. Le aree più colpite sono state Shefa e Tafea, Penama e Malampa, la provincia di Northern Penama, la parte occidentale della provincia di Malampa e le province di Sanma e Torba. Il primo marzo Vanuatu è stata colpita dal ciclone Judy e il 3 marzo è stata devastata dal ciclone Kevin, una tempesta di categoria 4 con forti piogge e venti a oltre 230 chilometri all'ora. Poi le 13 isole che formano  Vanuatu sono state scosse da un terremoto di magnitudo 6,5  con epicentro a 90 chilometri dalla seconda città più grande del Paese, Luganville. Secondo Vanuatu NDMO, «I forti venti e le ingenti quantità di pioggia hanno causato gravi allagamenti, danni a strutture e infrastrutture, nonché interruzioni di corrente e guasti ai sistemi di comunicazione. L'entità completa dei danni non è ancora nota, poiché le prime valutazioni sono iniziate solo di recente. Le zone più colpite si trovano nella parte orientale del Paese e a sud, compresa la capitale Port Vila. Il 2 marzo le autorità nazionali hanno dichiarato lo stato di emergenza, il 5 marzo lo stato di emergenza è stato aggiornato per includere l'intero Paese per le aree che sono state colpite. Le attuali priorità riguardano il ripristino di energia e comunicazioni, sistema dei trasporti a rifugi». Il 6 marzo l’Unicef ha lanciato un allarme: «La situazione di circa 58.000 bambini a Vanuatu rimane estremamente precaria. I bambini delle province più colpite di Tafea e Shefa, in particolare, hanno bisogno di aiuto urgente, poiché molti hanno perso la casa, la scuola, il quartiere e tutte le cose familiari della loro vita». Jonathan Veitch, rappresentante dell'Unicef per il Pacifico, ha aggiunto che «Con l'elettricità ancora assente in molti luoghi, e barche e aerei bloccati o danneggiati dai cicloni, non abbiamo ancora informazioni sufficienti sull'impatto sui  bambini nelle isole esterne di Tafea. Sappiamo che scuole e centri sanitari sono stati danneggiati in tutto il Paese. Unicef Pacific, in collaborazione con il governo di Vanuatu, ha iniziato a sostenere i bambini e le famiglie più colpiti». Il 5 marzo, l'Unicef e la Croce Rossa di Vanuatu hanno consegnato il primo lotto di aiuti umanitari a 450 persone nel centro di evacuazione di Wan Smolbag, nella provincia di Shefa. Nei giorni successivi 1.000 famiglie hanno ricevuto forniture di emergenza, che includono kit per la dignità, secchi e teloni. Il magazzino dell'Unicef  a Port Vila è stato completamente rifornito di beni di emergenza in preparazione della stagione dei cicloni, e altri sono già in arrivo dalle Fiji. L'Unicef ha già 17 dipendenti sul campo a Vanuatu che supportano il governo con valutazioni dei bisogni e risposte ai bisogni immediati che riguardano soprattutto acqua potabile e servizi igienico-sanitari, servizi sanitari, beni non alimentari e alloggi di emergenza. L’Unicef ha detto che «Nel breve termine i sistemi idrici dovranno essere controllati e ripristinati e le scuole riaperte ove possibile. Il supporto psicosociale e altri servizi di protezione dell'infanzia devono essere istituiti il ​​più rapidamente possibile per consentire ai bambini di ritrovare un senso di normalità». I primi rapporti Onu indicano che  «Abitazioni, mezzi di sussistenza e linee elettriche sono stati danneggiati, ma le valutazioni di impatto sono state  ostacolate da problemi di connettività  legati all'emergenza». La Francia ha inviato navi ed elicotteri con aiuti e per soccorrere gli sfollati dalla vicina Nuova Caledonia e altrettanto hanno fatto Australia e Nuova Zelanda. Ma per Vanuatu e per il suo magnifico popolo che vive con poco e pesando quasi nulla sul mondo - tanto che la sua più grande ricchezza, i maiali, figurano raffigurati con con una zanna ricurva nella bandiera e nello stemma nazionale -  questa volta sarò davvero dura risollevarsi da tre catastrofi di fila. L'articolo Emergenza a Vanuatu, devastata in pochi giorni da due cicloni e un terremoto sembra essere il primo su Greenreport: economia ecologica e sviluppo sostenibile.

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