La conferenza di Roma promossa dalla Nato che si apre oggi alla Farnesina su “Resilience, Preparedness and Responsiveness to Cyber Threats to Critical Infrastructure” è un’occasione molto importante sia sotto il profilo della difesa europea sia per i futuri rapporti rapporti tra Nato e Unione europea.
Per quanto riguarda questo secondo aspetto in occasione di una conferenza Explorations in Cyber International Relations a Cambridge, Massachusetts, nel gennaio 2014 Fabio Rugge (attualmente vice rappresentante d’Italia alla Nato) e il sottoscritto avevano avanzato una proposta che forse vale la pena rilanciare proprio in questi giorni.
Il progetto ECIR promosso congiuntamente da MIT e Harvard University è nato con l’obiettivo di colmare il “cyber governance gap” che già all’epoca si registrava non solo a livello globale, ma anche nell’ambito delle relazioni transatlantiche.
La nostro proposta partiva dall’assunto che l’universo digitale è per sua naturale duale e sarebbe stata una miopia politica clamorosa che la Nato da un lato e l’Unione europea dall’altra seguissero strade parallele senza identificare punti di convergenza di carattere sia analitico che operativo. Le minacce digitali hanno, infatti, una matrice comune perché attacchi cyber


