Il Paese asiatico ha triplicato la sua popolazione di tigri, ma il primo ministro KP Sharma Oli teme per la sicurezza umana. Il successo nella conservazione si scontra con la necessità di gestire la coesistenza tra uomo e fauna selvatica, in un Paese dove le comunità locali dipendono dalle risorse forestali
@Canva
Un suono scuote il Nepal, ma non è quello di una tigre nella giungla. A levarsi è la voce del primo ministro, KP Sharma Oli, che mette in discussione un importante traguardo ambientale raggiunto dal Paese: aver triplicato la popolazione di tigri negli ultimi 15 anni. “Troppe”, tuona Oli, preoccupato per l’aumento degli attacchi all’uomo. Ma è davvero un problema di “eccesso” di felini, o piuttosto di gestione del territorio? Mentre il dibattito è stato aperto, il Nepal si trova a un bivio: come conciliare la conservazione della biodiversità con le esigenze di sviluppo e la sicurezza delle comunità?
Il Nepal è stato celebrato in tutto il mondo per aver aumentato in modo inatteso il numero di tigri selvatiche, passate da circa 121 nel 2010
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