Ogni volta che facciamo una lavatrice, insieme all’acqua sporca se ne vanno anche migliaia di microfibre plastiche. Invisibili, leggere, persistenti. Arrivano dai tessuti sintetici, superano i depuratori e finiscono nei fiumi, nei campi agricoli, nel cibo. Un gesto quotidiano, apparentemente innocuo, contribuisce così a uno dei problemi ambientali più diffusi e meno percepiti.
Un gruppo di ricercatori dell’Università di Bonn ha deciso di affrontare il problema partendo da una domanda semplice: come intercettare queste fibre prima che escano dalla lavatrice, senza complicare la vita a chi la usa? La risposta non arriva da un laboratorio futuristico, ma dal mare. Precisamente, dalla bocca di un’acciuga.
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L’idea nasce osservando i pesci che filtrano l’acqua senza bloccare mai il sistema
Acciughe, sardine e sgombri si nutrono filtrando l’acqua mentre nuotano. Lasciano entrare grandi quantità di liquido, trattengono solo ciò che serve e non si intasano mai. L’acqua scorre, le particelle più grandi vengono accompagnate verso un punto di raccolta e il sistema si pulisce da solo.
I ricercatori hanno copiato questo
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