La secessione del Sud Sudan è stata favorita in tutti i modi dagli Stati Uniti per indebolire il regime islamista di Khartoum: e i metodi usati sono stati come sempre leciti e anche illeciti. Il regime del golpista Bashir appariva ingestibile, ospitava anche Osama bin Laden e il suo terrorismo, così il movimento armato secessionista di Paul Garang non aveva alternative. Lo sanno bene le popolazioni del disperato Darfour, dove le milizie islamiste janjawid hanno seminato morte e distruzione per anni. Le Chiese cristiane hanno creduto e sostenuto il progetto secessionista per proteggere le loro popolazioni e la minoranza animista. E undici anni fa, alla vigilia del pontificato di Francesco, il Sud Sudan ha ottenuto la sua autonomia.
Ma oggi il quadro geopolitico è cambiato. Khartoum non è più nelle mani del criminale Bashir e va tenuta, per Washington, dalle parti degli Accordi di Abramo, contro il blocco russo-iraniano, che guarda con enorme interesse ai porti sudanesi sul Mar Rosso. Così non sorprende che il fallimento del Sud Sudan oggi sia tutto sulle spalle delle Chiese locali, che

