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Oltre l’8 marzo: Lazio, l’emancipazione incompiuta tra divario salariale e centri al collasso

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Lazio 2026: una regione a due velocità. Se da un lato i dati sull’Osservatorio Regionale fotografano un aumento dell’occupazione femminile, dall’altro la libertà delle donne appare ancora sotto scacco. È il paradosso dell’autonomia: avere un impiego non basta se il gender gap salariale resta una voragine e la rete di protezione sociale barcolla sotto il peso delle richieste.

Nel Lazio, le donne guadagnano mediamente il 15-20% in meno dei colleghi uomini a parità di mansione. Una disparità che non è solo economica, ma strutturale: riduce il potere contrattuale in famiglia e limita la possibilità di sottrarsi a contesti abusivi. Il lavoro, che dovrebbe essere il primo volano di emancipazione, diventa così un “rifugio a metà”.

Parallelamente, i centri antiviolenza regionali sono sotto assedio. Con l’aumento della consapevolezza, le richieste di aiuto sono esplose, ma le risorse e i posti nelle case rifugio faticano a tenere il passo. Nonostante il portale #NonSeiSola della Regione Lazio cerchi di fare rete, il sistema è saturo. Senza un’indipendenza economica reale (parità salariale) e una protezione garantita (centri potenziati), l’autonomia resta un miraggio statistico.

La vera libertà nel 2026 non si misura solo con un contratto firmato, ma con la sicurezza di poter dire “no” sapendo di avere le spalle copre

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