Libertà per il capitano Paul Watson. Il difensore degli oceani sconta ancora la reclusione per “crimini” mai commessi. Può mai essere considerato un reato lottare per la salvaguardia delle balene, specie ancora cacciata commercialmente in Giappone e non solo?
©Paul F Watson/Facebook
È passato ormai quasi un mese da quando le azioni di protesta contro l’atroce caccia alle balene hanno visto l’arresto di uno dei loro più prominenti leader. Lo scorso 21 luglio il capitano Paul Watson è stato ammanettato nel porto di Nuuk, in Groenlandia, e condotto in carcere.
Il suo crimine? Aver lottato in difesa dei cetacei. Le sue campagne hanno sempre ostacolato le attività del Giappone, Paese che pratica ancora la caccia commerciale alle balene per “fini scientifici”.
Già in precedenza era stato emesso un mandato di cattura internazionale per l’ambientalista. L’accaduto ha scosso profondamente l’opinione pubblica, che ha espresso il proprio disappunto attraverso manifestazioni, petizioni e messaggi di solidarietà inviati alla fondazione di Paul Watson.
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“Paul Watson has been denied the basic right to defend himself
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