MASSA – Una pioggia di condanne per oltre un secolo e mezzo di carcere. È questa la pesante richiesta formulata dal procuratore aggiunto Federico Manotti nei confronti di 18 imputati, accusati di aver gestito un imponente traffico di stupefacenti tra la penisola iberica e il Nord Italia. L’inchiesta, coordinata dalla Dda di Genova, ha svelato una rete logistica complessa capace di inondare di marijuana e hashish le piazze di Massa Carrara, La Spezia, Lucca e Milano.
Secondo la ricostruzione dei Carabinieri di Massa e della Direzione Investigativa Antimafia di Firenze, l’organizzazione non lasciava nulla al caso. La droga viaggiava su auto e tir per poi essere stoccata in una rete capillare di basi logistiche tra Toscana e Liguria: una cantina a Massa, autorimesse a Camaiore, appartamenti a Cinquale di Montignoso e box a Sarzana e Seravezza. Luoghi insospettabili trasformati in veri e propri centri di smistamento per il mercato all’ingrosso e al dettaglio.
A rendere l’indagine particolarmente complessa è stato l’uso di tecnologie avanzate. I membri del gruppo comunicavano infatti attraverso la piattaforma Sky Ecc, un sistema di messaggistica criptata che per lungo tempo è stato ritenuto inattaccabile dai narcotrafficanti di tutta Europa. Oltre alla tecnologia, l’inchiesta ha evidenziato la pericolosità del gruppo, che avrebbe avuto a disposizione anche delle armi per proteggere il business e regolare eventuali conti in sospeso.
L’operazione originaria aveva portato a 13 arresti e diverse misure cautelari. Ora la parola passa all’aula: mentre due degli indagati hanno scelto la via del patteggiamento, per gli altri 18 le richieste totali superano i 130 anni di reclusione. La giudice per l’udienza preliminare Martina Tosetti ha aggiornato il calendario al prossimo 20 marzo, data in cui il processo entrerà nelle fasi decisive.






