Il 42enne era stato detenuto più volte tra il 1999 e il 2007 e dal 2016 al 2019. Ha denunciato di aver subito torture psicologiche
«La mia vita finirà dopo questo tweet. Ma non dimenticate che noi moriamo per amore della vita, non della morte». Sono quasi le 7.30 di sera, ore locali, quando a Teheran un uomo scrive un messaggio sul social X. Poco prima un altro messaggio: una foto dall’alto di Teheran con una breve didascalia: «Ore 19. Ponte Hafez», che porta il nome del sommo poeta iraniano. Di lì a poco, ai piedi di quello stesso ponte, viene ritrovato il cadavere di Kianoosh Sanjari, giornalista e attivista 42enne. Erano giorni che lottava per il rilascio di quattro


