E pensare che proprio ieri sera Gianni Infantino esclamava al mondo quanto Trump lo avesse rassicurato su come la nazionale di calcio iraniana fosse benvoluta oltreoceano ai Mondiali di giugno che si terranno come noto proprio a cavallo tra Canada, Messico e soprattutto Stati Uniti.
Riecheggiano infatti da pochi minuti parole che stanno facendo il giro del mondo in pochissimi minuti. Un’esclusiva della testata tedesca Faz, confermata poco fa dall‘Ansa, che è riuscita ad intercettare direttamente Donjamali, il ministro dello sport del regime iraniano. “Non parteciperemo ai Mondiali, non c’è alcuna possibilità, dal momento che questo governo corrotto ha assassinato il nostro leader” avrebbe riportato.
Parole che fanno rumore enorme. Manca di fatto soltanto l’ufficialità, ma ormai lo scenario è paventato. Il regime non manderà alcuna delegazione calcistica a giocare il Mondiale d’America. Altro aspetto doloroso, che spiega come fatti di cronaca nettamente più grossi dei meri accadimenti sportivi influiscano anche sul calcio: sacrifici tecnici di federazioni e calciatori destinati ad andar in frantumi, così come specialmente in momenti così delicati il calcio stesso può sempre rappresentar storico distrattivo per ogni popolazione specialmente in occasione Mondiali.


