L’escalation in Medio Oriente ha raggiunto un punto di non ritorno. In un raid notturno senza precedenti, l’Idf (le forze di difesa israeliane) ha colpito il cuore pulsante del potere a Teheran, uccidendo Ali Larijani, Segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale e figura ritenuta da molti il leader de facto della Repubblica Islamica. Insieme a lui, è caduto anche il capo delle guardie paramilitari Soleimani, decapitando di fatto i vertici strategici e militari del Paese.
La reazione dell’Iran non si è fatta attendere. La Guida Suprema, l’Ayatollah Ali Khamenei, ha gelato ogni speranza di mediazione diplomatica dichiarando perentoriamente: “Non è il momento per la pace”. Un segnale inequivocabile che preannuncia una ritorsione su vasta scala.
I profili di X e Telegram di Ali Larijani hanno pubblicato una nota scritta riguardante la cerimonia funebre per dei soldati della Marina iraniana. “Il loro ricordo rimarrà per sempre nei cuori della nazione iraniana e questi martiri costituiranno per molti anni le fondamenta dell’Esercito della Repubblica Islamica nella struttura delle forze armate”, si legge nel testo.
Mentre il mondo osserva con il fiato sospeso, la domanda non è più se l’Iran risponderà, ma dove e con quale forza colpirà.






