Il conflitto esploso lo scorso 28 febbraio tra l’Iran e l’asse israelo-statunitense ha raggiunto nelle ultime ore una nuova, drammatica fase di espansione. Un massiccio attacco condotto da Teheran con droni e missili balistici ha colpito diversi obiettivi strategici e civili in Arabia Saudita, Israele e Kuwait, segnando un allargamento del fronte che minaccia la stabilità dell’intera regione.
In Arabia Saudita il bilancio più pesante dove un ordigno ha colpito un edificio residenziale causando due morti e almeno 12 feriti. Nonostante le intercettazioni della contraerea, altri droni hanno preso di mira infrastrutture energetiche vitali, tra cui la raffineria di Ras Tanura, provocando danni materiali e costringendo le autorità a sospendere temporaneamente alcune attività estrattive.
Contemporaneamente, una pioggia di missili ha investito Israele all’alba. Secondo quanto riportato dall’Alma Research and Education Center, sono state identificate almeno 19 ondate di attacchi dirette principalmente verso l’area di Tel Aviv e il sud del Paese. L’esercito israeliano ha risposto con estrema durezza, colpendo per la prima volta depositi di petrolio e impianti di raffinazione nei pressi di Teheran, coprendo la capitale iraniana di una fitta coltre di fumo nero.
Anche il Kuwait è finito nel mirino delle ritorsioni iraniane: droni suicidi hanno centrato i depositi di carburante dell’aeroporto internazionale e un edificio governativo, causando vasti incendi.
Il Consiglio di transizione iraniano lavora alla nomina della nuova Guida Suprema dopo l’uccisione di Khamenei, la tensione rimane altissima: il bilancio totale delle vittime in Iran ha superato i 740 civili dall’inizio delle ostilità.






