Questo articolo è pubblicato sul numero 50 di Vanity Fair in edicola fino al 12 dicembre 2022
«Io avevo 23 anni, lui parecchi di più. Io ero terribilmente a disagio, lui aggressivo nei suoi gesti a sfondo sessuale». La voce è pacata e mai rabbiosa, lo sguardo sembra pacificato ma deciso a parlare. Lei è Maria Schrader, tedesca, attrice e regista dell’acclamata serie Netflix Unorthodox e dell’atteso film Anche io (Universal Pictures), tratto dalla coraggiosa inchiesta delle croniste del New York Times Jodi Kantor e Megan Twohey che ha scoperchiato il vaso di Pandora delle molestie a Hollywood (le protagoniste sono Zoe Kazan e Carey Mulligan).
Maria non aveva mai raccontato prima quello che le è accaduto all’inizio della sua carriera, a teatro. Oggi, 34 anni dopo, rompe la diga del silenzio e scende di nuovo nella sofferenza, proprio come le donne del suo ultimo progetto, mentre – coincidenza – Harvey Weinstein, uomo simbolo del sistema di abusi già condannato a 23 anni di prigione per stupro e violenza sessuale, affronta il secondo processo.
Come ha reagito allora?
«Sono andata nell’ufficio del direttore del

