Ancora un mese, giorno più, giorno meno e l’Europa scoprirà finalmente le carte, stavolta senza equivoci di sorta, sul piano industriale formato continentale a base di aiuti di Stato che altro non è che la risposta di Bruxelles all’Inflation reduction act americano. Ursula von der Leyen rimane piuttosto fiduciosa del fatto che, alla fine, i Paesi membri riescano a convergere sia sul piano, sia sul metodo di finanziamento, alias costituzione di un fondo comunitario da alimentare con del debito emesso dalla stessa Ue.
Problema: i governi cosiddetti frugali non ne vogliono sapere di condividere la spesa con l’Italia e altri Paesi fortemente indebitati. Altro problema, due delle tre grandi economie d’Europa, ovvero Francia e Germania, hanno una indiscutibile e maggiore potenza di fuoco rispetto all’Italia e questo in virtù dei conti pubblici in ordine. Tradotto, un allentamento dei vincoli per lo sblocco degli aiuti di Stato al fine di sostenere l’industria, avvantaggerebbe più che altro Parigi e Berlino.
I quali, non hanno la benché minima intenzione di lasciarsi sfuggire l’occasione. Come già fatto ampiamente capire dai due


