L’Italia – dobbiamo riconoscerlo – è stata nel gruppo di testa tra i Paesi che di fronte alla nuova ondata di contagi per nuove varianti di Covid 19 in Cina (si parla di 250 milioni di contagi e di 5000 morti al giorno) ha preso misure per controllare i viaggiatori provenienti da quello che fu il Celeste Impero. Come è noto, la metà circa dei passeggeri di aerei provenienti da Pechino o da Shangai sono risultati “positivi” al tampone. Sono misure facilmente aggirabili prendendo voli che arrivano ad un Paese terzo (quelli del Golfo persico sono particolarmente “accomodanti”) da lì trasferendosi ad uno per l’Italia, ma sono comunque megliori di non fare nulla.
Sulla nuova ondata di Covid in Cina e sulle sue innumerevoli varianti ci sono ampi resoconti sulla stampa italiana. Molto meno si sa e si riflette sulle sue implicazioni economiche e politiche per quella che voleva essere la seconda potenza economica mondiale (dopo gli Stati Uniti) e per il resto dell’economia e politica internazionale.
Sotto il profilo strettamente economico, la Cina è stata, per decenni, uno dei


