
L’amore è cieco: perché il programma di Netflix funziona (e perché a volte fa male)
Ogni volta che guardiamo L’amore è cieco: Italia la domanda torna puntuale, quasi fastidiosa: ma com’è possibile innamorarsi così, senza nemmeno vedersi? La risposta istintiva è liquidare tutto come televisione, suggestione, ingenuità. In realtà, se togliamo di mezzo le capsule e Netflix, scopriamo qualcosa di più scomodo: il nostro cervello è perfettamente attrezzato per innamorarsi...
Ogni volta che guardiamo L’amore è cieco: Italia la domanda torna puntuale, quasi fastidiosa: ma com’è possibile innamorarsi così, senza nemmeno vedersi? La risposta istintiva è liquidare tutto come televisione, suggestione, ingenuità. In realtà, se togliamo di mezzo le capsule e Netflix, scopriamo qualcosa di più scomodo: il nostro cervello è perfettamente attrezzato per innamorarsi in questo modo.
E no, non è una debolezza. È proprio come funzioniamo.
Quando l’emozione arriva prima della ragione (e non chiede permesso)
Negli anni Sessanta, lo psicologo Robert Zajonc pubblica su Journal of Personality and Social Psychology uno studio destinato a diventare una pietra miliare. La sua tesi è semplice quanto destabilizzante: le emozioni possono nascere prima del pensiero cosciente. Non solo: spesso nascono senza il pensiero cosciente.
In altre parole, non è vero che prima capiamo e poi sentiamo. Molto spesso succede l’opposto. Sentiamo, e solo dopo costruiamo una spiegazione che ci faccia stare tranquilli.
Dentro L’amore è cieco questo meccanismo viene messo sotto una lente d’ingrandimento. Le persone parlano per ore, senza distrazioni, senza filtri visivi, senza il bisogno di “performare” attraverso
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