Non solo pessime condizioni di trasporto, annegamenti e condizioni climatiche insostenibili. L’ultima tragedia del bestiame, costretto a spostarsi per migliaia di chilometri, è avvenuta a causa di fraintendimenti amministrative tra le diverse autorità competenti, in questo caso francesi ed algerine. Circa 780 tori, di quasi 700 chili ciascuno, sono stati recentemente rispediti in Francia e uccisi dopo che le autorità di Algeri si sono rifiutate di scaricare gli animali a causa di certificati sanitari errati e possibili rischi per la salute.
Il trasporto era avvenuto ai primi di settembre sulla nave Nader A , costruita nel 1977 e trasformata in trasportatore di bestiame nel 2013, diretta in Algeria. Il problema è sorto quando i documenti di vaccinazione affermavano “IBR positivo”. Una dicitura, secondo quanto riferiscono le autorità francesi, che dev’essere stata fraintesa dagli incaricati di Algeri, poiché ritenevano che gli animali fossero portatori del virus della rinotracheite bovina infettiva (IBR), estremamente contagiosa, mentre la positività si riferiva in realtà all’avvenuta vaccinazione.
Secondo le informazioni fornite dall’Ong francese Welfarm, la Direzione dipartimentale francese per la protezione delle popolazioni aveva richiesto l’eutanasia degli animali in Algeria, ma le autorità locali hanno rifiutato di accettare questa richiesta. L’imbarcazione è dovuta quindi tornata al porto francese di Sète con tutto il suo carico, dopo che gli animali erano rimasti bloccati sulla nave per circa tre settimane. Anziché macellarli in Francia, però, gli animali sono stati uccisi e i loro corpi bruciati perché, sostengono gli esportatori, durante la permanenza in porto erano stati nutriti con fieno proveniente


