L’AQUILA – C’è un momento preciso in cui una città smette di essere vittima della propria storia e ricomincia a scriverla. Per L’Aquila, quel momento ha oggi il volto del progetto “L’Aquila Città Multiverso”, il programma ambizioso con cui il capoluogo abruzzese ha ufficialmente aperto le celebrazioni come Capitale Italiana della Cultura 2026.
Il 6 aprile 2009 non è stato solo l’anno del sisma; è stato l’anno zero. Dopo diciassette anni di cantieri, polvere e gru, la nomina a Capitale della Cultura rappresenta la chiusura di un cerchio simbolico. Non si tratta solo di aver ricostruito palazzi barocchi e chiese medievali: la vera sfida vinta è stata quella sociale.
Il “Modello L’Aquila” si fonda su un’idea centrale: la cultura non è un accessorio, ma un’infrastruttura. La città ha saputo trasformare i vuoti lasciati dal terremoto in spazi di sperimentazione. Il Maxxi L’Aquila, il ridotto del Teatro Comunale e i nuovi poli museali non sono solo attrazioni turistiche, ma “nuovi centri storici” dove la comunità è tornata a riconoscersi.
Il progetto “Città Multiverso” si articola su quattro direttrici: la coesione sociale, la salute pubblica, l’innovazione tecnologica e la sostenibilità ambientale. L’obiettivo è ambizioso: dimostrare che una città media dell’Appennino può diventare un laboratorio d’avanguardia per l’Europa.
Grazie alla presenza dell’Università, del GSSI (Gran Sasso Science Institute) e dei Laboratori Nazionali del Gran Sasso, L’Aquila sta attirando giovani ricercatori e artisti da tutto il mondo, creando un ecosistema dove la memoria storica convive con la ricerca scientifica più avanzata.
La nomina non è solo un fregio d’onore, ma un motore economico. Per il 2026 sono attesi centinaia di migliaia di visitatori. La sfida, ora, è gestire un’attrattività turistica senza precedenti per l’Abruzzo interno, evitando il rischio della “vetrina vuota” e puntando su un turismo esperienziale che valorizzi anche i borghi circostanti, anch’essi duramente colpiti nel 2009.
Vedere oggi Corso Vittorio Emanuele brulicare di vita e di eventi culturali è la risposta più forte a chi, anni fa, considerava L’Aquila una “città fantasma”. Questa nomina è il riconoscimento a una popolazione che non ha mai smesso di pretendere bellezza.
L’Aquila 2026 non è una festa per la fine dei lavori, ma l’inizio di un nuovo capitolo: quello in cui la cultura diventa lo strumento per curare le cicatrici invisibili e trasformarle in feritoie da cui guardare il futuro.






