LA REGISTA SUSANNA DELLA SALA AD ACQUAPENDENTE

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Comune di Acquapendente e Cinema Olympia assieme con il progetto “Verso il  centenario 1925-2025” sul filo della denuncia di impatti ambientali negativi per il pianeta. Si partirà Venerdì 3 Marzo alle ore 21.00 con la proiezione del film “Last stop before chocolate mountain” a cui seguirà un dibattito durante il quale dialogheranno con il pubblico la Sindaca Alessandra Terrosi e la regista Susanna Della Sala (fotografia).

LA REGISTA SUSANNA DELLA SALA AD ACQUAPENDENTE

Le immagini del documentario saranno emblematiche come la sintesi spiegazione di chi ha prodotto l’opera.  “La cittadina di Bombay Beach”, si sottolinea nella presentazione ufficiale del trailer, “ nel sud della California, è pressoché abbandonata fin da quando le acque del lago Salton si sono rivelate altamente inquinate dai rifiuti tossici dell’industria agricola circostante. Quella che negli anni ottanta aveva vissuto un breve periodo di splendore come oasi balneare nel deserto è diventata ora quasi una città fantasma, i cui pochi abitanti si sono adattati alla situazione in modi sorprendenti. Nasce da un percorso di passione personale, questo viaggio nella California profonda alla scoperta di un’idea di città nata e poi morta e poi trasformata in qualcosa d’altro. I materiali li ha girati sul posto la filmmaker italiana Susanna della Sala, che ora li assembla in un documentario di esplorazione molto efficace nel dipingere lo spirito e la filosofia di un luogo residuale. “Una baia di sale e decadimento” la definisce in una composizione rap-poetica uno dei residenti di Bombay Beach. Le difficoltà nel viverci sono ben evidenti, tra il lago inquinato che va prosciugandosi, le case abbandonate di chi è scappato e la scarsità dei rifornimenti nel deserto. Eppure dal decadimento è nata una trasformazione, che la regista introduce poco a poco nel documentario dopo una premessa più classica, che spiega le cause del tracollo e dà voce ad alcuni degli abitanti più anziani. Non solo ricordi del passato e riflessioni sul cambiamento, dunque. Lentamente si fa strada una celebrazione di tutto ciò che è “weird”, forse l’unica risposta possibile quando si mettono in discussione a tal punto le fondamenta del vivere insieme sul territorio. Della Sala va a scovare chi riutilizza materiali di scarto per fare oggetti di decorazione, e poi da lì scoperchia un mondo di personaggi singolari e disperati che si affidano alla musica, alla pittura e alla rappresentazione per esprimere se stessi in questa terra di nessuno, che sembra governata da leggi tutte sue. Come in una delle scene più ispirate, in cui due volti si fondono assieme grazie a una ruota di vetri e specchi che gira furiosa, il luogo e le persone che ostinatamente lo abitano si scelgono naturalmente, nutrendosi di questa “stranezza” e a loro volta portandone dell’altra. Così il film diventa più dell’assurda cronaca di uno scempio geografico per mano dell’uomo. , e trova notevoli punti di interesse antropologico su come l’umanità stessa sappia raccontare il proprio cambiamento

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