Killer di Prati, arresti e perizie attestano: i giudici potevano fermarlo. Eppure era libero di uccidere…

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Le autopsie sui corpi delle 3 vittime del killer di Prati, straziate da molteplici coltellate. Le telecamere che lo ritraggono in Via Riboty con le mani sporche di sangue in tasca. E soprattutto i video mentre è in azione, registrati dallo stesso killer. E, soprattutto, le cartelle mediche e i precedenti giudiziari di Giandavide De Pau lo attestano e lo confermano: l’assassino delle prostitute poteva essere fermato. La sua indole violenta e il suo modus operandi brutale era noto da tempo a magistrati e medici specialistici che, in passato, hanno avuto a che fare con il suo caso. L’omicida di Prati, è emerso infatti in questi giorni, era stato prosciolto da un’accusa di violenza sessuale e lesioni per infermità mentale dopo che era stata disposta una perizia. Con il non luogo a procedere, i giudici avevano disposto il ricovero del 51enne per due anni presso l’ospedale psichiatrico di Montelupo Fiorentino, dove venne poi ricoverato una seconda volta nel 2011.

Il killer di Prati poteva essere fermato

Lo sanno bene i carabinieri, che nel 2006 lo hanno arrestato per aver sequestrato e stuprato una prostituta brasiliana. Una ferocia, la sua, slatentizzata già nel 2006. E messa nera su bianco dai verbali dei militari che lo avevano arrestato quando, fingendosi un idraulico, si era introdotto nell’abitazione di una prostituta brasiliana con un coltello e due pistole. Poi, dopo averla violentata, costringendola a una fuga disperata che ha visto la donna lanciarsi dal balcone e correre insanguinata, in cerca d’aiuto, per le strade dei Parioli (altro quartiere signorile della capitale). Un copione “copia e incolla” di quanto accaduto e video-filmato giovedì scorso, 17 novembre in zona Prati. All’epoca, sedici anni fa, il giudice optò per il carcere, mettendo nero su bianco: «Sussiste il

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