Era solo una ragazzina di 13 anni quando, nel 304 d.C., si rifiutò di rinnegare la propria fede cristiana, fu condannata a morte e una spada le trafisse il cuore. Qualche secolo dopo, la famiglia ne reclamò il corpo per traslarlo nel feudo della dinastia, nelle Isole Borromee, ma a quel punto questa vergine e martire era già loro patrona, motivo per cui i padovani opposero un categorico rifiuto. In cambio, però, consegnarono loro una reliquia: la sua treccia. «Ecco da dove discendiamo noi, le bionde sorelle Borromeo. Da Santa Giustina di Padova», racconta con orgoglio e malizia Isabella Borromeo (nata a Milano nel 1975), la maggiore dei cinque figli del conte Carlo Ferdinando Borromeo e della modella tedesca Sybilla Marion Zota. «Santa Giustina è rimasta nell’oblio per anni finché non ha subito una specie di revival nel XVI secolo, quando il suo martirio è diventato uno dei motivi preferiti di pittori veneziani come il Veronese. E poi abbiamo Carlo
Isabella Borromeo: «La mia grande stravaganza è stata sposarmi. Lo rifarei solo a 80 anni, quando non c’è la possibilità di rovinarsi la vita»
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