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Iraq, attacco alla base italiana di Erbil: militari illesi nei bunker

Un drone (o un missile, secondo le prime ricostruzioni) ha colpito l'area di Camp Singara. Il ministro Crosetto rassicura: "Nessun ferito tra il nostro personale". Danni limitati alle strutture

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ERBIL – Momenti di altissima tensione nel Kurdistan iracheno, dove nella tarda serata di mercoledì 11 marzo la base militare italiana di Erbil è stata oggetto di un attacco aereo. Secondo le informazioni confermate dal Ministero della Difesa, l’attacco è avvenuto intorno alle 23:10 ora locale all’interno di Camp Singara, la struttura che ospita il contingente italiano impegnato nell’operazione internazionale “Prima Parthica”. 

Le prime notizie parlavano di un missile, ma fonti del Ministero hanno successivamente ipotizzato l’impiego di un drone Shahed. L’ordigno ha centrato l’area logistica della base, in particolare la zona del bar-ristorante conosciuta dai militari come “Il Fortino”, provocando un incendio che ha coinvolto almeno due automezzi. 

Fortunatamente, l’allarme tempestivo ha permesso a tutto il personale di rifugiarsi tempestivamente nei bunker di sicurezza ore prima dell’impatto, evitando una tragedia. 

Il Ministro della Difesa, Guido Crosetto, è intervenuto prontamente per rassicurare le famiglie e l’opinione pubblica: “Non ci sono feriti tra i militari italiani, né tra il personale civile. Stanno tutti bene”. Anche il Ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha espresso ferma condanna per l’accaduto, definendo l’attacco “inaccettabile” e confermando di essere in costante contatto con l’unità di crisi. 

Situata in una posizione nevralgica nel nord dell’Iraq, la base di Erbil riveste un ruolo fondamentale nella stabilità della regione. Nata nell’ambito della coalizione internazionale contro l’Isis, la missione italiana ha come obiettivo principale l’addestramento delle forze di sicurezza curde (Peshmerga) e irachene. Ad oggi, gli nostri italiani hanno formato migliaia di militari, operando su esplicita richiesta del governo della Regione Autonoma del Kurdistan per prevenire il ritorno della minaccia terroristica

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