Molti hanno tentato di smascherarla: gira voce che dietro quegli occhiali si celino le azzurre iridi di Maria Elena Boschi, che quei capelli biondi appartengano alla quarta sorella Ferragni e quel patrimonio da capogiro alla contessina Giada De Blanck. C’è qualcosa di vero in queste notizie che ho recuperato da fonti più o meno affidabili? Può essere. Quando si parla di M¥SS KETA, tuttavia, verità e fantasia sono due piani che si arrotolano, si fondono, si trasformano, sfuggono via e infine vengono catturati a fatica dal dottor Erwin Schrödinger il quale procede all’osservazione scientifica del fenomeno, per poi arrivare alla conclusione che la nostra stessa presenza ne compromette il risultato.
Per qualche assurdo scherzo del destino, però, questo continuo ping pong con i piani della surrealtà ha portato la signorina KETA a diventare particolarmente consistente, non soltanto come musicista, ma più in generale come generatrice di iconicità, grazie a un immaginario sempre in espansione, che ad ogni, lasciatemelo dire, fatica discografica, acquisisce personalità multiple che risuonano con le mille maschere di M¥SS e le restituiscono una strana ma solida credibilità. Così


