Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori. Anche i vertici europei dell’agricoltura sembra si siano ricordati dei versi di Fabrizio De André adesso che il conflitto in Ucraina e la dipendenza dai fertilizzanti chimici (russi e bielorussi) ha messo in ginocchio larga parte dell’agricoltura europea. Il ritorno ai fertilizzanti naturali è stato uno dei punti centrali dell’ultimo Consiglio dei ministri dell’agricoltura Ue tenutosi in Lussemburgo.
Gli effluenti degli allevamenti potrebbero essere la chiave per ridurre i costi derivanti dall’uso di fertilizzanti chimici, divenuti ormai insostenibili, sia a livello di importazione che di produzione, dato che richiedono ingenti quantità dell’ormai carissimo gas. A spingere su questa richiesta è stato il ministro del Belgio, sostenuto dai colleghi di Spagna, Danimarca, Paesi Bassi e di un’altra decina di Paesi.
Questi concimi a base biologica sfruttano l’azoto ottenuto attraverso il trattamento e la trasformazione degli effluenti zootecnici. Il processo, noto come REcovered Nitrogen from manURE (Renure), “sarebbe un modo per aumentare l’autosufficienza in termini di disponibilità di fertilizzanti”, ha dichiarato il ministro dell’Agricoltura belga David Clarinval. Al momento gli agricoltori europei possono utilizzare il 10% dei fertilizzanti basati su letame (semplice o trasformato) senza restrizioni.
La direttiva Nitrati limita infatti l’utilizzo di questa alternativa a causa degli effetti inquinanti dell’azoto, in particolare sulle acque. “Gli studi del Centro comune di ricerca mostrano che possono essere utilizzati in maniera sicura per l’ambiente in sostituzione dei concimi chimici”, ha affermato dal canto suo il ministro belga, sottolineando: “L’utilizzo di questi prodotti rientra perfettamente


