Andrew Windyboy ha ricordato quanto accadeva nelle scuole residenziali per bambini indigeni dove le lingue native erano vietate e venivano perpetrati maltrattamenti fisici, psicologici e sessuali
@Native American Cultures/YouTube
Andrew Windyboy, Chippewa Cree, ha raccontato in un discorso emozionante l’esperienza dolorosa delle scuole residenziali per bambini indigeni, un capitolo oscuro della storia americana e canadese. Windyboy ricorda come la sua lingua nativa, il Cree, fosse vietata e come, per ogni parola che pronunciava, fosse punito severamente.
La sua testimonianza evidenzia la brutalità e il tentativo di assimilazione forzata che ha caratterizzato queste istituzioni, che non solo cercavano di distruggere la cultura indigena, ma anche di “uccidere” simbolicamente l’identità dei bambini attraverso l’abuso fisico e psicologico.
Le scuole residenziali sono state utilizzate dai governi degli Stati Uniti e del Canada come veri e propri strumenti di genocidio culturale. Questo processo non si limitava alla soppressione delle lingue e delle tradizioni indigene, ma comportava anche maltrattamenti fisici, psicologici e sessuali, come testimoniato dalle esperienze di numerosi sopravvissuti.
Vivevano in condizioni disumane e tanti sono scomparsi senza mai avere
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