In questi giorni, con il pagamento degli stipendi di febbraio, le lavoratrici madri beneficiarie dell’esonero contributivo – il cosiddetto “bonus mamma” – si aspettavano di ricevere un cospicuo aumento netto in busta paga. Invece, gli aumenti sono stati modesti e molti hanno descritto il bonus come una beffa. Ma è davvero così? Non proprio. Innanzitutto perché la mancata corrispondenza tra l’esonero contributivo e il netto percepito era annunciato. L’ufficio parlamentare di bilancio, già nell’audizione preliminare all’esame del disegno di legge, con la relazione del 14 novembre 2023 indicava che la minore contribuzione a carico delle lavoratrici avrebbe generato un maggiore gettito per l’erario e che tale maggior gettito andava a compensare parzialmente i costi delle minori entrate contributive.
«Bonus mamme»: cosa
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