Si faceva chiamare Bonafede, come Alfonso, l’ex ministro della Giustizia. Non si sa se il riferimento fosse voluto o casuale, probabilmente non lo sapremo mai con certezza, ma se il caso non è mai fortuito è pure vero che la sorte è sempre dotata di un’ironia fuori dal comune. Matteo Messina Denaro, sessantuno anni da compiere ad aprile, è stato arrestato a Palermo, mentre era in fila per un tampone fuori da una clinica privata, in fila tra gli altri pazienti non l’aveva notato nessuno. La distanza dalla sede della Direzione Investigativa Antimafia è di appena 200 metri.
Il boss voleva sottoporsi a un ciclo di chemioterapia, a conferma delle tante tesi che vedevano il boss di Cosa Nostra già da tempo malato: si era parlato di un trapianto di rene avvenuto chissà dove all’estero, poi di un’operazione alla cornea fatta a Barcellona, la dialisi, i farmaci costosissimi che riusciva ad accaparrarsi in qualche modo. Messina Denaro, comunque, fiutata l’aria, ha provato a fuggire ed era riuscito anche a superare i cancelli della clinica, poi, nei pressi di un bar poco


