È stato firmato questa mattina (giovedì 5 marzo), presso la Direzione Generale della ASL di Frosinone, un accordo d’intesa tra la Prefettura di Frosinone e la ASL del Capoluogo ciociaro finalizzato al potenziamento delle attività connesse al colloquio previsto dall’art. 75 del D.P.R. 309/90 (Testo Unico Stupefacenti) per le persone segnalate per detenzione di sostanze stupefacenti ad uso personale, nell’intento di valorizzare di concerto il principio di collaborazione inter-istituzionale su tematiche di rilevanza statale.
L’accordo nasce dall’esigenza di ridurre i tempi di attesa tra la segnalazione e l’espletamento del colloquio, garantendo un intervento più tempestivo e quindi più efficace sul piano preventivo. Grazie alla collaborazione con i Ser.D., sarà possibile attivare un approccio precoce con gli operatori sanitari, favorendo momenti di ascolto, orientamento e riflessione sui rischi legati al consumo di sostanze.
L’intesa prevede la presenza settimanale, presso la Prefettura, di alcune unità di assistenti sociali della Asl di Frosinone, che svolgeranno colloqui motivazionali con finalità preventive e di eventuale aggancio ai servizi territoriali.
“L’obiettivo – ha sottolineato il Prefetto di Frosinone, dottor Giuseppe Ranieri – è quello di rafforzare la rete istituzionale, intercettare precocemente situazioni di vulnerabilità e promuovere percorsi di cura e riabilitazione quando necessari. Inoltre, la lavorazione dei dati sulla rete territoriale dei colloqui espletati consentirà, anche sul piano della prevenzione, di mirare azioni di controllo per il contrasto alle organizzazioni criminali dedite allo spaccio di sostanze stupefacenti, da concordare in sede di Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica.
“Questo accordo – sono state queste le parole del Direttore Generale della Asl di Frosinone, il dottor Arturo Cavaliere – rappresenta un passo concreto verso un modello di intervento più tempestivo, integrato e vicino ai bisogni reali delle persone. La collaborazione con la Prefettura ci permette di intercettare precocemente situazioni di fragilità e di orientare i cittadini verso percorsi di supporto e cura, rafforzando il ruolo dei nostri servizi territoriali nella prevenzione e nella tutela della salute”.
In cosa consiste il colloquio
Il colloquio previsto dall’art. 75 del D.P.R. 309/90 è la fase centrale di un procedimento amministrativo (non penale) che si avvia quando una persona viene sorpresa in possesso di sostanze stupefacenti per uso personale. Il colloquio avviene presso il Nucleo Operativo Tossicodipendenze (NOT) della Prefettura di residenza e ha l’obiettivo di valutare la situazione del soggetto e determinare le sanzioni o le misure riabilitative più idonee.
Come funziona e cosa succede
Si inizia con la convocazione: l’interessato riceve una notifica tramite le Forze dell’Ordine che lo invita a presentarsi davanti a un’assistente sociale della Prefettura. Da precisare che non si tratta di un interrogatorio di polizia. L’operatore cerca di comprendere le motivazioni del consumo e valuta se si tratti di un episodio isolato o di una dipendenza. Se il fatto è di particolare tenuità e si tratta della prima segnalazione, il Prefetto può decidere di non applicare sanzioni, concludendo il procedimento con un formale invito (ammonizione) a non fare più uso di droghe.
Eventuali sanzioni
In caso di recidiva o gravità, invece, il colloquio può portare anche a sanzioni amministrative come la sospensione (da 1 mese a 1 anno) della Patente di guida o divieto di conseguirla; del passaporto e altri documenti validi per l’espatrio; del Porto d’armi o del Permesso di soggiorno (per cittadini extra-UE).
Programma terapeutico
Durante il colloquio può essere proposto un percorso presso il SerD (Servizio Dipendenze). L’adesione e il completamento con esito positivo di tale programma possono portare alla revoca delle sanzioni.


