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Francesco Pirini, la storia del sopravvissuto alla Strage di Marzabotto

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Tra il 29 settembre e il 5 ottobre del 1944, le truppe nazifasciste commettevano una delle più grandi stragi della Seconda Guerra Mondiale, nonché uno dei più gravi crimini contro l’intera umanità. Istigati dal Albert Kesselring, generale tedesco a capo della guerra contro i partigiani italiani, i soldati italiani e tedeschi si misero in cammino nella zona di Monte Sole con un solo obiettivo: quello di annientare tutte le formazioni partigiane del territorio.

Una marcia della morte che viene ricordata con il nome di eccidio di Marzabotto, la stessa in cui persone di ogni età persero la vita, uccise senza pietà nell’area di Monte Sole. Quella strage, che rappresenta uno dei capitoli più neri della nostra storia, è stata impressa nella storia col sangue di oltre 700 persone. Il numero delle vittime, poi, si ampliò sino a 1830, una cifra che comprendeva anche i caduti dei territori limitrofi.

I nazisti colpirono senza pietà le popolazioni di Marzabotto, Monuno, Grizzana Morandi, Setta e Reno iniziando la marcia mortale il 29 settembre a San Martino. Nessuno fu risparmiato: donne, uomini e bambini vennero uccisi con colpi di mitragliatrice e bombe a mano, e i loro corpi furono incendiati. In pochi riuscirono a fuggire, tra questi c’era anche Francesco Pirini che all’epoca dei fatti aveva solo 17 anni.

29 settembre 1944

Era un giorno di inizio autunno come tanti, quello del 29 settembre, quando le truppe nazifasciste irruppero nella frazione di Casaglia di Monte Sole. La popolazione, spaventata dall’arrivo dei soldati, si rifugiò all’interno della chiesa di Santa Maria Assunta. Ma quel luogo sacro che doveva essere un rifugio si trasformò in un inferno dal quale nessuno uscì vivo. 197 persone, tra cui

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