Il caso di Francesco Chiofalo ci spiega come la corsa alla perfezione sia superata: per sopravvivere nell’era dei social bisogna fare di più.
Voglio metterlo in chiaro sin da subito: questo pezzo non ha lo scopo di giudicare o criticare l’aspetto estetico di Francesco Chiofalo o chicchessia, non ha la pretesa (altrimenti non avrebbe nemmeno senso) di stabilire cosa sia giusto o sbagliato, cosa sia lecito e cosa non lo sia o fino a dove sia opportuno spingersi. A tutto questo ci pensano il gusto e la coscienza di ognuno.
Voglio parlare, piuttosto, di come sia pericoloso diventare una caricatura di sé per trovare uno spazio nell’infinito oceano dei social network, dove esisti solo se non sei ordinario. Esisti se alzi la posta in gioco e sorprendi gli utenti, offrendo contenuti che siano migliori, più spiazzanti, originali, estremi rispetto a quelli degli altri.
E così succede che un personaggio social utilizzi il proprio aspetto per esistere e resistere nel confuso universo dei social media. E fin qui, converrete con me, nulla di male: ognuno, del resto, utilizza

