Eliminare le specie aliene per difendere l’ecosistema è davvero l’approccio giusto?
Le circostanze odierne impongono misure drastiche per provare a salvaguardare gli ecosistemi, la fauna e la flora mondiale dalle minacce che mettono a dura prova la sopravvivenza della biodiversità. Pensiamo alla prima riproduzione tramite fecondazione assistita per i rinoceronti bianchi per salvarli dall’estinzione o alle specie aliene, da eradicare perché in competizione con quelle autoctone....
Eradicare specie reintrodotte in altri habitat perché alloctone non è l’approccio giusto per salvaguardare l’ecosistema. Per i ricercatori andrebbero valutati altri criteri, prima ancora della categoria di appartenenza di un determinato esemplare
©timholle/123rf
Le circostanze odierne impongono misure drastiche per provare a salvaguardare gli ecosistemi, la fauna e la flora mondiale dalle minacce che mettono a dura prova la sopravvivenza della biodiversità.
Pensiamo alla prima riproduzione tramite fecondazione assistita per i rinoceronti bianchi per salvarli dall’estinzione o alle specie aliene, da eradicare perché in competizione con quelle autoctone.
Ma l’eliminazione di animali cosiddetti alieni o alloctoni che non appartengono al territorio è davvero una valida strategia di conservazione della natura? Apparentemente no. A rivelarlo un nuovo studio scientifico pubblicato sulla rivista Science.
Un team di ricercatori dell’Università di Aarhus, in Danimarca, e di Oxford, Regno Unito, ha esaminato 221 pubblicazioni sulla megafauna per capire se i grandi mammiferi erbivori alloctoni avessero effetti negativi sull’abbondanza e sulla diversità della flora locale.
I risultati hanno sorpreso gli studiosi perché non è stata trovata alcuna prova significativa a sostegno
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