TOKYO – Le principali Borse asiatiche hanno chiuso la seduta in deciso rialzo, sostenute dalle dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti Donald Trump sulla possibile fine della guerra in Medio Oriente e dal contemporaneo arretramento dei prezzi del petrolio, scesi in area 90 dollari al barile.
Il miglioramento del clima sui mercati arriva dopo giorni di forte volatilità legata all’escalation del conflitto nell’area mediorientale, che aveva spinto le quotazioni del greggio oltre i 100 dollari al barile, alimentando timori per un possibile aumento dell’inflazione a livello globale e per nuove strette monetarie da parte delle banche centrali.
In questo contesto, il calo del prezzo del petrolio ha ridato fiducia agli investitori, soprattutto nei mercati asiatici, tradizionalmente molto sensibili alle oscillazioni delle materie prime energetiche in quanto grandi importatori di greggio.
Tra i listini della regione spicca il forte rialzo della Borsa di Tokyo, con l’indice Nikkei in crescita del 2,88%, mentre ancora più marcato è stato il progresso della piazza finanziaria di Seul, che ha guadagnato il 5,3%.
Positive anche le altre principali Borse dell’area: a contrattazioni ancora aperte salgono Hong Kong (+2%), Shanghai(+0,65%), Shenzhen (+1,8%) e Mumbai (+0,5%).
Sul mercato valutario, lo yen giapponese si mantiene sostanzialmente stabile nei confronti del dollaro, scambiato intorno a quota 157,50, mentre nei confronti dell’euro il cambio si attesta a circa 183,30.
Gli investitori continuano tuttavia a monitorare con attenzione l’andamento delle materie prime energetiche e gli sviluppi geopolitici. Un eventuale nuovo rialzo del petrolio potrebbe infatti riaccendere le pressioni inflazionistiche, costringendo le principali banche centrali (dalla Federal Reserve alla Banca centrale europea) a mantenere una politica monetaria restrittiva più a lungo del previsto.


