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Dodici anni per una vita: torna in libertà l’assassino del lago di Bracciano

Marco Di Muro ha lasciato il carcere con due anni di anticipo. Dalla condanna definitiva nel 2017 al diploma dietro le sbarre, mentre la famiglia Mangiapelo piange ancora Federica

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ROMA – La notte di Halloween del 2012 si è portata via Federica Mangiapelo a soli 16 anni, ma per lo Stato italiano il debito di Marco Di Muro è già estinto. Dopo dodici anni, il trentunenne che annegò la fidanzata nelle acque del lago di Bracciano è tornato libero, lasciando dietro di sé il peso di una sentenza definitiva a 14 anni, accorciata dalla buona condotta.

La vicenda è stata per lungo tempo un rebus giudiziario a un passo dall’oblio. Inizialmente, la morte di Federica fu attribuita a una miocardite; solo la tenacia della famiglia e nuove perizie dimostrarono l’annegamento. Le telecamere incastrarono Di Muro, che dopo la lite aveva abbandonato il corpo sulla riva, fuggendo nel buio. L’arresto arrivò solo nel 2014, seguito da una condanna che oggi, con la scarcerazione anticipata, riaccende il dolore.

In carcere, Di Muro ha studiato, si è diplomato e ha imparato un mestiere. I rapporti dell’amministrazione penitenziaria parlano di un percorso di ravvedimento compiuto, che gli è valso l’affidamento in prova e la libertà definitiva. Tuttavia, fuori dalle sbarre, l’accoglienza è gelida: il marchio di quel delitto rende quasi impossibile trovare un impiego. «Quanto vale poco la vita di mia figlia», è il commento rassegnato di Luigi Mangiapelo, che per dodici anni ha assistito in silenzio al decorso di una giustizia che appare troppo rapida rispetto all’eternità di una perdita.

Il legale di Di Muro, Cesare Gai, difende il percorso del giovane: «Non è stato un regalo, ha espiato le sue colpe». Resta però l’amarezza di una ferita sociale profonda, dove il diritto alla riabilitazione del colpevole si scontra frontalmente con il senso di vuoto di chi, come i Mangiapelo, ha affrontato la tragedia con una dignità definita “ineccepibile” persino dalla difesa, ma che oggi si ritrova a fare i conti con una libertà che sa di beffa.

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