Mala tempora currunt… tempi di guerra con conseguenze sociali che non si limitano ai disastri sul campo, ma durano per decenni, e scoperchiano il vaso di Pandora di una crisi ambientale ed energetica che era pieno da tempo.
La storia insegna che la guerra non è mai una soluzione e con il senno di poi vediamo che gli interventi di prevenzione o pacificazione, anche i più complessi, hanno un costo – anche economico – molto più basso per la collettività.
Anche ognuno di noi, può fare qualcosa nel suo piccolo. Acquistando determinati prodotti o scegliendo specifiche soluzioni di investimento, come consumatori e risparmiatori possiamo “votare con il portafoglio. Per esempio scegliendo con accuratezza a chi affidare i nostri risparmi. Gli istituti di credito e le società di gestione del risparmio possono operare transizioni economiche con cui finanziare l’industria bellica e la compravendita di armi, spesso a nostra insaputa. Anche fosse una goccia nel mare, pochi risparmi possono fare la differenza e tale differenza è tra la finanza tradizionale, orientata solo alla performance di breve periodo e la finanza etica, che si pone l’obiettivo di creare valore finanziario e, contemporaneamente, impatti positivi ambientali e sociali.
Che cos’è la finanza etica
La finanza etica si pone l’obiettivo di riformulare i fini e i mezzi della finanza per creare valore economico accrescendo il bene comune, rinunciando a settori e attività che hanno un impatto negativo da un punto di vista ambientale (come le fonti di energia fossile, per esempio)


