Il tempo sembra essersi fermato a quel 26 febbraio di un anno fa. Erano le 4 del mattino, quando sulla spiaggia di Steccato di Cutro si schiantò il caicco Summer Love partito due giorni prima dalla Turchia. 180 tra afghani e iraniani, fuggiti dai rispettivi regimi, alla ricerca di una seconda possibilità. Nell’ultimo miglio dalla terraferma morirono 94 persone, tra cui 34 bambini. I corpi di 11 migranti non furono mai trovati, risucchiati dalle acque gelide del Mediterraneo. A un anno da quel tragico giorno, con le famiglie delle vittime e i sopravvissuti riunitosi a Cutro, le cose sembrano non essere cambiate. Non si è arrivati a un verità giudiziaria, dopo 365 giorni le domande rimangono ancora senza risposta. Nella
Cutro, tutte le domande senza risposta a un anno dalla strage: «Quel naufragio si poteva evitare»
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