L’isola di Cuba è sprofondata nuovamente nell’oscurità totale. Per la seconda volta in meno di sette giorni, l’intero sistema elettrico nazionale (SEN) è collassato, lasciando oltre 10 milioni di personesenza energia elettrica. Il Ministero dell’Energia e delle Miniere ha confermato che il guasto è avvenuto improvvisamente, vanificando i fragili sforzi di ripristino avviati dopo il precedente blackout di venerdì scorso.
La crisi non è solo tecnica, ma strutturale. Le sette centrali termoelettriche del Paese sono obsolete, alcune in funzione da oltre quarant’anni senza una manutenzione adeguata. A peggiorare il quadro è la cronica carenza di combustibile: le forniture dal Venezuela e dalla Russia si sono drasticamente ridotte, costringendo il governo di Miguel Díaz-Canel a razionamenti estremi.
Nelle strade de L’Avana e delle province rurali, la tensione cresce. Senza elettricità mancano refrigerazione, pompaggio dell’acqua e servizi minimi. Il governo ha dichiarato lo “stato di emergenza energetica”, sospendendo le attività scolastiche e lavorative non essenziali. Mentre le autorità tentano un riavvio graduale dei generatori, la popolazione deve fare i conti con un’economia già in ginocchio e un isolamento che si fa ogni ora più profondo.


