Una marea umana ha attraversato questa mattina (venerdì 20 marzo) il cuore di Cassino. Striscioni, megafoni e un’adrenalina carica di preoccupazione hanno segnato l’inizio del grande corteo unitario indetto dai sindacati per accendere i riflettori sulla crisi senza precedenti che sta colpendo lo stabilimento Stellantis di Piedimonte San Germano e il suo indotto.

Il corteo, partito da Piazza De Gasperi, si è snodato lungo Corso della Repubblica per concludersi in Piazza Diaz. I temi portati all’attenzione sono drammatici: il ricorso strutturale agli ammortizzatori sociali, i turni unici e, soprattutto, l’incertezza su nuovi modelli che per ora restano solo sulla carta.
La partecipazione dei segretari nazionali delle federazioni sindacali ha dato un respiro nazionale alla protesta. Ma è la sofferenza delle aziende dell’indotto — come le vertenze De Vizia, Trasnova, Teknoservice e Logitech — a pesare maggiormente sul clima della giornata. Con soli 12 giorni lavorati dall’inizio del 2026, la situazione è stata definita dai presenti come una vera e propria “emergenza sociale”.

Da più parti è stata ribadita la necessità di un’unità istituzionale che vada oltre il colore politico. Tra le istanze rappresentate, la richiesta di tavoli ministeriali: sollecitare il Ministero delle Imprese e del Made in Italy per avere garanzie concrete; sostegno all’indotto; proteggere le piccole e medie imprese della catena di fornitura, l’anello più debole della crisi. E poi, soprattutto, mantenere alta la guardia con un presidio costante: le istituzioni non intendono far calare l’attenzione sul gravissimo problema fino a quando non ci sarà una missione produttiva chiara per lo stabilimento Stellantis Cassino Plant.
La marcia di oggi, è stato evidenziato da tutti i partecipanti, è un “basta” collettivo alla precarietà. Dalla terra che ha saputo risorgere dalle macerie della guerra parte oggi un grido di dignità: il Basso Lazio non vuole essere spettatore della propria deindustrializzazione.


