WASHINGTON / TEHERAN – Una giornata di dichiarazioni incrociate e colpi di scena scuote lo scacchiere mediorientale. Il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha scosso i mercati annunciando il raggiungimento di una bozza d’intesa con l’Iran basata su 15 punti chiave. Secondo l’inquilino della Casa Bianca, Teheran avrebbe accettato di “rinunciare definitivamente all’atomica”, permettendo così il rinvio dei raid americani inizialmente pianificati contro le infrastrutture energetiche della Repubblica Islamica.
La smentita di Teheran
La replica dell’Iran non si è fatta attendere ed è arrivata per bocca di Mohammad Bagher Ghalibaf. Il Presidente del Parlamento iraniano ha bollato le parole di Trump come “fake news orchestrate per manipolare i mercati globali”, ribadendo che, al momento, non è in corso alcun negoziato ufficiale con Washington. Nonostante la chiusura pubblica, fonti diplomatiche citate da Axios indicano una realtà più fluida: i mediatori internazionali starebbero lavorando freneticamente per organizzare un summit a Islamabad (Pakistan) entro la fine della settimana.
Il ruolo dei mediatori a Islamabad
L’incontro dovrebbe vedere seduti allo stesso tavolo proprio Ghalibaf e gli inviati speciali americani Steven Witkoff e Jared Kushner. La scelta della capitale pakistana come terreno neutro conferma la delicatezza del passaggio diplomatico, volto a disinnescare un’escalation che rischia di mandare in fiamme il settore energetico mondiale.
L’offensiva dell’IDF non si ferma
Mentre la diplomazia cerca uno spiraglio, sul campo la parola resta alle armi. Le Forze di Difesa Israeliane (IDF) hanno confermato di aver condotto un raid mirato su Teheran, colpendo il Comando Centrale dei Pasdaran (le Guardie della Rivoluzione). L’operazione militare segnala che, indipendentemente dalle trattative USA-Iran, Israele mantiene la propria linea rossa riguardo alla sicurezza regionale e alla presenza militare iraniana.
Scenari aperti
La comunità internazionale resta col fiato sospeso: l’annuncio di Trump rappresenta una reale svolta o è una mossa tattica di pressione? La riuscita del possibile incontro a Islamabad sarà il termometro definitivo per capire se la “pressione massima” di Washington porterà a un nuovo accordo o se la smentita di Ghalibaf preannuncia un lungo e pericoloso stallo.






