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Crisi a Hormuz: Pasdaran colpiscono due navi. Teheran minaccia: “Petrolio a 200 dollari”

LO STRETTO IN FIAMME – Le Guardie Rivoluzionarie rivendicano l'attacco a due mercantili. Sale la tensione globale mentre l'Iran lancia un ultimatum a USA e Israele. Trump assicura: "Deciderò io quando finirà".

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TEHERAN – Lo Stretto di Hormuz torna a essere l’epicentro di una crisi mondiale che rischia di mandare in frantumi gli equilibri energetici e diplomatici del pianeta. Nelle ultime ore, le Guardie Rivoluzionarie iraniane (Pasdaran) hanno rivendicato aver colpito direttamente due navi nel pieno di una nuova escalation militare.

Secondo i comunicati diffusi da Teheran, i missili o i droni dei Pasdaran hanno centrato la Express Room, una nave battente bandiera della Liberia, e la Mayuree Naree, una portarinfuse thailandese. Una terza imbarcazione sarebbe stata colpita durante la stessa operazione, portando il bilancio a tre mezzi coinvolti. L’azione militare è stata presentata come una “risposta necessaria” alle manovre di potenze straniere nell’area.

Oltre all’attacco fisico, l’Iran ha lanciato un’offensiva economica senza precedenti. Le forze armate di Teheran hanno inviato un messaggio chiarissimo a Washington e Tel Aviv: “Preparatevi al raggiungimento dei 200 dollari al barile”.

L’avvertimento è accompagnato da un’accusa diretta: il prezzo del greggio, secondo la Repubblica Islamica, dipende esclusivamente da una sicurezza regionale che gli Stati Uniti e Israele avrebbero destabilizzato con la loro presenza e le loro azioni. Se lo Stretto di Hormuz – arteria vitale attraverso cui transita il 20% del petrolio mondiale – non sarà sicuro per Teheran, non lo sarà per nessuno.

Dall’altra parte dell’oceano, il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha reagito con la consueta assertività. Nonostante l’incendio geopolitico, il capo della Casa Bianca ha ostentato sicurezza, promettendo un intervento risolutivo: “Questa guerra finirà presto”, ha dichiarato alla stampa, aggiungendo un perentorio: “Deciderò io quando”.

Mentre i mercati osservano con il fiato sospeso l’oscillazione dei prezzi del greggio, la comunità internazionale teme che l’incidente di Hormuz possa trasformarsi nel prologo di un conflitto su vasta scala. Se la minaccia dei 200 dollari al barile dovesse concretizzarsi, l’impatto sull’economia globale sarebbe devastante, portando a un’inflazione fuori controllo e a una crisi energetica che colpirebbe duramente l’Europa e l’Asia.

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