In cinque anni Parigi ha cambiato faccia, passando da capitale degli ingorghi a laboratorio urbano dove la bicicletta è diventata normale, quotidiana, persino comoda
23 Gennaio 2026
C’è stato un tempo, nemmeno troppo lontano, in cui Parigi significava soprattutto traffico. Code infinite, clacson nervosi, corsie larghe pensate per le auto e poco altro. Andare in bici nel centro era una prova di carattere: autobus che sfioravano il manubrio, motorini infilati ovunque, attraversamenti improvvisati. Pedalare non era una scelta pratica, ma quasi una dichiarazione d’intenti.
Oggi, camminando o pedalando lungo la Senna, la sensazione è diversa. Non perché Parigi sia diventata improvvisamente un paradiso perfetto, ma perché ha smesso di dare per scontato che l’auto fosse l’unica risposta possibile. Senza proclami epici e senza rivoluzioni spettacolari, la città ha fatto una cosa semplice e insieme rarissima: ha cambiato priorità.


