Navigavano e pescavano illegalmente con bandiera di Panama o del Cameroon, ma in realtà di proprietà di imprese dell’Unione europea. La truffa sistematica ai danni dei mari e della salute sulle nostre tavole è stata svelata in un report dell’Ong Oceana, che spiega il meccanismo dell’inganno. Le imbarcazioni operanti sotto falsa bandiera recuperavano il pescato in zone dove secondo la stessa Ue si pratica pesca illegale ed eccessiva, e quindi non si potrebbe importare pesce. Delle 41 navi interessate ben 24 sono della Spagna e nessuna italiana.
Cartellini gialli e rossi
Nello specifico, le navi operano sotto la bandiera di Paesi che l’Ue ha ammonito o sanzionato nell’ambito del suo sistema di tutela delle risorse marine. La Commissione europea può identificare, dopo rigorose missioni di accertamento, la mancata collaborazione di Paesi terzi, che non sostengono la lotta contro la pesca illegale ed eccessiva. A quel punto lo Stato terzo viene sanzionato con “cartellino giallo” ed è tenuto a intraprendere riforme sostanziali per colmare le carenze individuate. In seguito, se non vengono attuate le riforme richieste, Bruxelles attribuisce un “cartellino rosso”. Da qui scatta un vero e proprio divieto di importazione in tutta l’Ue di prodotti ittici catturati da navi battenti bandiera del Paese sanzionato. Inoltre vige un divieto per le navi dell’Ue di pescare nelle acque di quel Paese.
False bandiere in voga
Proprio per aggirare quest’ultimo limite le imprese europee hanno deciso di “travestirsi” e pescare sotto falsa bandiera. Panama quella più in voga, con ben 19 imbarcazioni, seguono


