Una nuova ricerca dimostra che i gabbiani tridattili trasportano nei loro corpi elevate concentrazioni di sostanze poli e perfluoroalchiliche, assorbite nei luoghi di svernamento a latitudini più basse. Questo fenomeno mette in luce il ruolo dei biovettori degli uccelli marini e l’impatto globale dei PFAS
@Christoph Moning/ Biblioteca Macaulay
Li avevamo già trovati nell’acqua potabile, nel cibo e persino nel sangue umano. Ora, una nuova ricerca dimostra che i PFAS, sostanze sostanze poli e perfluoroalchiliche nocive e persistenti, sono arrivate a contaminare anche una delle aree più remote e incontaminate del Pianeta: l’Artico. E a trasportarli fin lassù sono proprio loro, i gabbiani tridattili, uccelli marini migratori che, ignari del pericolo, si trasformano in sentinelle inquinate.
Ma come è possibile? Uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Environmental Science & Technology svela il mistero. I gabbiani tridattili, dopo aver trascorso l’inverno in zone a latitudini più basse, dove i PFAS sono purtroppo abbondanti a causa dell’attività industriale e dello scarico di acque reflue, intraprendono la loro lunga migrazione verso i siti di nidificazione nell’Artico. E con loro, trasportano


