La situazione allo stabilimento Stellantis di Piedimonte San Germano si fa ogni giorno più pesante e la preoccupazione è grande. I cancelli della fabbrica restano chiusi troppo spesso e la notizia di una riapertura stabile sembra non arrivare mai. L’azienda continua a comunicare stop su stop. Secondo gli ultimi avvisi, i reparti di lastratura e verniciatura dovrebbero ripartire martedì 10 marzo, mentre per il montaggio bisognerà aspettare mercoledì 11. Ma la domanda che si fanno tutti è sempre la stessa: quanto durerà stavolta prima del prossimo blocco? Senza dimenticare che dal 1° gennaio i giorni di lavoro sono stati solo 12, davvero una miseria per chi su questo lavoro deve fondare la propria vita, quella della propria famiglia e soprattutto il proprio futuro.
Siamo evidentemente davanti ad una crisi profonda che genera ansia e tensioni sociali. Lo stabilimento di Cassino è stato per decenni il vero motore economico di tutta la Ciociaria. Grazie a questa fabbrica migliaia di famiglie hanno costruito casa, cresciuto i figli e fatto girare l’economia locale. Oggi, però, quel motore che sembrava indistruttibile sta perdendo colpi seriamente, lasciando un intero territorio nell’angoscia.
Il problema più grande è che quando Stellantis si ferma, non trema solo chi lavora dentro la fabbrica. A soffrire terribilmente è tutto l’indotto, ovvero quelle tantissime aziende esterne che producono pezzi, puliscono gli uffici o si occupano della logistica. Parliamo di migliaia di persone che vivono settimane di buio totale, senza sapere se avranno ancora un posto di lavoro tra un mese. È un effetto a catena che colpisce i negozi, i bar e tutte le piccole attività della zona, perché se le famiglie non hanno la certezza dello stipendio, è normale che smettano di spendere o comunque di stringere i cordoni della borsa.
E così ogni volta che la produzione si ferma cresce il timore che lo stabilimento possa perdere importanza nei piani dell’azienda, mettendo a rischio il benessere di tutta la provincia. E’ in gioco la vita di tantissime persone che da generazioni legano il proprio destino a quei capannoni.
La pazienza ora è finita. Ecco spiegata la grande manifestazione che si svolgerà a Cassino il prossimo 20 marzo e che vedrà unite forze sindacali, sociali, istituzionali (ha aderito anche la Consulta dei Sindaci) e, soprattutto, la popolazione, della Città Martire e di gran parte della provincia. Sarà un momento fondamentale per far sentire la voce di un intero territorio che non vuole rassegnarsi. Non sarà solo la protesta degli operai, ma un’iniziativa di tutta la cittadinanza per chiedere risposte chiare e impegni seri. La Ciociaria ha bisogno che lo stabilimento di Piedimonte torni a correre davvero, per dare di nuovo speranza a tutte le famiglie che oggi vivono nel limbo della cassa integrazione e dei cancelli chiusi.


