Sale la tensione a Cassino in vista della grande mobilitazione prevista per venerdì 20 marzo a sostegno del settore dell’automotive che vive ormai da tempo una crisi profonda che sta mettendo a dura prova l’economia dell’intero territorio. A scaldare ulteriormente gli animi è stata la decisione improvvisa di Stellantis, che ha annunciato uno stop produttivo proprio in concomitanza con lo sciopero.
Tra i lavoratori il sospetto è forte: in molti leggono questa mossa come un tentativo dell’azienda di “oscurare” l’adesione alla protesta, che si preannunciava massiccia. Tuttavia, quello che è stato percepito come uno sgambetto strategico sembra aver ottenuto l’effetto opposto, compattando ancora di più i lavoratori e il territorio.
Sulla vicenda sono intervenuti duramente i segretari della Cgil, Natale Di Cola (Roma e Lazio) e Giuseppe Massafra (Frosinone e Latina). Secondo i rappresentanti sindacali la giornata del 20 marzo non è che l’unica risposta possibile a una crisi industriale che dura da anni e che sta impoverendo l’intero tessuto socio-economico della zona.
“Non si tratta di un’emergenza improvvisa”, spiegano i segretari, “ma della conseguenza di scelte industriali poco chiare che oggi pesano interamente sulle spalle delle famiglie”.
La preoccupazione non riguarda solo lo stabilimento principale di Piedimonte San Germano, ma l’intera filiera. La crisi sta colpendo duramente le aziende dell’indotto e degli appalti, dove il ricorso alla cassa integrazione è ormai strutturale.
La situazione è drammatica soprattutto per i dipendenti di realtà come Trasnova, Teknoservice e Logitech. In queste aziende sono già state avviate le procedure di licenziamento collettivo, senza che siano stati attivati gli ammortizzatori sociali necessari a tutelare chi sta perdendo il posto di lavoro.


