Brutte notizie per le famiglie del Cassinate. L’ultimo incontro svoltosi ieri al Mimit (ministero delle Imprese e del Made in Italy) si è chiuso con un nulla di fatto: le aziende Trasnova, Logitech e Teknoservice hanno alzato un muro. Nonostante le richieste delle istituzioni e dei sindacati, i padroni hanno detto chiaramente di non voler ritirare i licenziamenti e, cosa ancora più grave, hanno rifiutato di usare la cassa integrazione per dare un po’ di respiro ai dipendenti.
In tutto parliamo di circa 180 persone che lavorano nell’indotto e che ora vedono il loro futuro appeso a un filo.
I sindacati (Fim, Fiom, Uilm, Fismic, Uglm e Aqcfr) sono su tutte le furie per un paradosso incredibile che riguarda Teknoservice. Questa azienda ha ottenuto dei nuovi contratti in subappalto proprio qui, in provincia di Frosinone, ma invece di richiamare i suoi operai che stanno per essere licenziati, ha deciso di lasciarli a casa. “È inaccettabile che si prendano nuovi lavori sul territorio senza salvare chi già ci lavora”, dicono i rappresentanti dei lavoratori.
L’unica notizia che dà un po’ di speranza riguarda l’azienda Napoli Uno. Si è fatta avanti dicendo di essere pronta ad assumere circa venti lavoratori. È un segnale che il lavoro ci sarebbe, ma ovviamente non basta per tutti. Per questo i sindacati chiedono di fermare subito i licenziamenti: serve tempo per far crescere queste nuove proposte e salvare più famiglie possibile.
Gennaro D’Avino della Uilm è stato durissimo: “Le imprese non possono pensare solo ai soldi e scappare. Hanno un dovere verso questo territorio”. Anche Luca De Zolt (Cgil) ha puntato il dito contro il sistema degli appalti di Stellantis, spiegando che la colpa di questo disastro è soprattutto del modo in cui vengono gestiti i contratti con la grande fabbrica.
La situazione è ormai al limite. Per questo motivo la grande manifestazione che il 20 marzo si svolgerà a Cassino, con la partecipazione di istituzioni, sindacati, associazioni e, soprattutto, della popolazione, sarà fondamentale: non sarà una semplice protesta, ma un grido di aiuto di tutto il settore industriale di Cassino e hinterland. L’obiettivo è uno solo: pretendere che il lavoro non venga più trattato come qualcosa di “sacrificabile” per far quadrare i conti.


