“Brain rot”, ossia “marciume cerebrale”, quell’effetto che ha sul cervello il nostro continuo scrollare sugli smartphone. È la parola dell’anno di Oxford, ma vi stupirà sapere che il concetto risale al 1854
Quando si sta troppo tempo sui social la testa si rinsecchisce, il pensiero si appiattisce, si torna allo stato brado col collo piegato a 90 gradi svolgendo, forse, solo le funzioni essenziali: è il “brain rot”, ovverossia quel vero e proprio “marciume cerebrale” che è effetto devastante del tempo che passiamo a scrollare roba inutile (e demenziale) sullo smartphone.
È esattamente “brain rot” o “brainrot” l’espressione inglese che descrive quella sensazione e che l’Università di Oxford ha scelto come parola dell’anno per il 2024.
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Brain rot, ossia la putrefazione del cervello. Che oramai inquiniamo sempre più con una quantità eccessiva contenuti di bassa qualità online – come spiega la motivazione della scelta – specialmente sui social media.
La frequenza dell’uso di questa espressione è cresciuta del 230% rispetto all’anno scorso e il termine si è aggiudicato
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